Conto corrente bloccato e pignorato

Nel Settembre 2013 mi è stato bloccato e pignorato il conto corrente con relativa Carta di Credito. Al conto accedevo unicamente online in quanto la banca non ha sportelli al pubblico ma solo uffici di promotori.

Dopo il blocco, potevo entrare online ma non potevo fare alcuna operazione di prelievo o spostamento denaro. Nel dicembre 2013 ho chiesto di chiudere il conto. Compilato e firmato i loro moduli nei loro uffici.

Gennaio 2014 non sono più riuscito ad entrare nel mio conto online, i codici di sicurezza erano stati bloccati. Blocco ancora in essere. Per me il conto era chiuso.

A distanza di due anni, gennaio 2016, una telefonata mi avvisa di un rosso nel conto che credevo chiuso. Domandando il motivo per il quale era ancora aperto mi è stato risposto che “il conto non poteva essere chiuso in quanto pignorato e bloccato”.

Ora la cifra del rosso è ridicola. Spese, interessi e mora hanno causato lo scoperto, ma mi chiedo se questo comportamento sia lecito.

In oltre due anni non ho ricevuto nessuna lettera, telefonata o email, dove mi veniva spiegato nel dettaglio il “rosso”e nemmeno una motivazione che mi avvisasse del conto ancora esistente. Con una telefonata dove mi veniva indicata la cifra hanno sbrigato la pratica intimandomi che le conseguenze sarebbero state “Una segnalazione di cattivo pagatore”. Ma abbiamo veramente le mani legate contro questi individui?

Alcuni comportamenti scorretti, finalizzati a lucrare interessi su sconfinamenti conseguenti all’addebito di spese di gestione contabilizzate per conti correnti ritenuti dal cliente ormai inattivi, vengono posti in essere proprio confidando sull’esiguità della cifra pretesa e sul fatto che il cliente vessato, preso dai quotidiani affanni della vita, decide di pagare senza perdere ulteriore tempo e soldi per questioni nelle quali non saprebbe come affermare i propri diritti a costi accettabili.

L’Arbitro Bancario Finanziario, nella nostra esperienza pluriennale, ha dato spesso prova di equità, penalizzando atteggiamenti e pratiche bancarie come quelle da lei denunciate.

Per adire l’Arbitro basta una comunicazione con raccomandata AR in cui il ricorrente espone ordinatamente i fatti in cui è stato coinvolto, non è necessaria l’assistenza legale ed i costi si riducono a spese di segreteria nell’ordine dei 20 euro.

Prima, tuttavia, è necessario inviare un reclamo alla banca ed attendere 30 giorni la risposta o la mancata risposta.

Se ritiene di poter e voler seguire la procedura di ricorso all’ABF può documentarsi in questa sezione e leggendo questo articolo.

9 Gennaio 2016 · Ludmilla Karadzic

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