Debito con Plusvalore – Perché non hanno accettato un piano di rientro con rate a più di un quinto del mio attuale stipendio?

Il 5 Dicembre 2017 ho ricevuto un atto di precetto per un importo di 37 mila euro da parte di Plusvalore: cifra che non ho da dare.

Il 14 Dicembre del 2017 preso dal panico mi sono rivolto ad un legale di fiducia: tramite raccomandata ho proposto un piano di rientro del debito a 350 euro mensili che è il massimo che posso dare e che tra l’altro rappresentano più del 1/5 dello stipendio: venerdì 2 febbraio mi chiama il mio legale il quale mi riferisce che tale proposta non è stata accettata e che proseguiranno con l’ azione legale fino al pignoramento.

Il precetto scade il 5 marzo. Ora l’unica cosa che mi resta da fare e proporre il pagamento di una cifra in contanti subito: tutto quello che posso mettere insieme con l’aiuto della famiglia sono 12 mila euro. Ancora non l’ho comunicato al mio avvocato che resta in attesa di una mia decisione sul da farsi. Arrivati a questo punto secondo voi la cifra che propongo per chiudere il contenzioso può essere giusta? Di più non posso.

Se non accetteranno cosa devo aspettarmi? Ho una busta paga di circa 1700 € tra l’altro il 28 di febbraio 2018 sarà l’ultimo giorno di lavoro con la mia attuale ditta, poi sarò assunto a tempo determinato con un’agenzia di lavoro interinale. Possiedo una Giulietta del 2016 cointestata con mia moglie, sul conto corrente sempre cointestato non ho nulla transita solo lo stipendio. E la casa dove viviamo abbiamo ancora 21 anni di mutuo da pagare ne abbiamo pagati regolarmente alla banca solo 2.

La proposta che lei ha avanzato a Plusvalore (350 euro mensili a copertura del debito), considerato che non ha al momento altri beni utilmente aggredibili, oltre allo stipendio, è abbastanza interessante.

Probabilmente la società non ha fiducia nella sua continuità nell’onorare l’impegno oppure, più verosimilmente, il liquidatore (Plusvalore è in liquidazione) è, naturalmente, interessato ad una soluzione in contanti e subito, oppure cederà il credito (il liquidatore non paga le spese di procedura giudiziale di tasca propria ed un precetto può servire ad intimorire un debitore aggredibile o con disponibilità economica).

In questa evenienza (cessione del credito) potrà, nei mesi a venire, concludere un accordo a saldo stralcio con la cessionaria, per lei molto più vantaggioso (non più del 10/15% dell’esposizione debitoria nominale).

Credo che per adesso lo stipendio e la casa siano salvi. Sotto quest’ultimo aspetto ricordo sempre che non bisogna essere troppo fiduciosi nel fatto che il bene garantisca un mutuo a lunga scadenza. Per il creditore che non ha fretta, il tempo gioca a suo favore: infatti, per il creditore non garantito da ipoteca, in un contesto di valori immobiliari in salita, può arrivare, molto tempo prima che il mutuo sia estinto, l’occasione per espropriare vantaggiosamente la casa.

4 Febbraio 2018 · Patrizio Oliva

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