Carta revolving Agos » Sono stipendiata ed ho un piccolo immobile in comproprietà - Cosa mi può accadere se non pago?

Sono indietro di 4 rate con la carta revolving di Agos perchè la cooperativa per cui lavoro è in difficoltà e non ci sta dando lo stipendio ogni tanto qualche acconto: Agos mi fa chiamare da un'agenzia di recupero crediti, gli devo 7000 euro ma sto pagando pure la rata alla banca per 400 euro.

Prima prendevo 900 euro. Volevo sapere, visto che sono comproprietaria di una casa con mia sorella ma piccola un 80 metri quadri e ho un piccolo appezzamento di terreno agricolo, cosa mi può succedere? Mi hanno proposto di fare l'assegno per 213 euro che è la rata ma io non ho accettato perché ho detto loro che se poi non avessi avuto i soldi?

L'azione esecutiva di espropriazione avviata da AGOS nei confronti del debitore inadempiente e proprietario di un immobile, non si può escludere a priori.

Molto dipende dall'eventuale esistenza di una ipoteca primaria gravante sull'immobile e dal capitale residuo da rimborsare, in caso di mutuo ipotecario. A sfavore del creditore gioca anche la comproprietà del bene, cosa che rende costosa, lunga ed incerta una azione giudiziale finalizzata all'espropriazione ed alla vendita all'asta del bene, specie se indiviso, per recuperare un debito di settemila euro.

In altre parole, se io fossi il creditore opterei, senza pensarci due volte, per un pignoramento dello stipendio del debitore. Ma, sia chiaro, questa è solo una valutazione personale: non pagare il debito ed attendere il pignoramento dello stipendio sarebbe una decisione presa a suo esclusivo rischio e pericolo.

Qualora il creditore procedesse per il pignoramento dello stipendio, le verrebbe prelevato alla fonte il 20% della retribuzione mensile al netto degli oneri fiscali e contributivi.

Ma, prima, il creditore dovrebbe adire il giudice, ottenere un decreto ingiuntivo e notificarle il precetto. E, non si può mai sapere: può darsi anche che AGOS decida, nel frattempo, di cedere il credito problematico a qualche società di recupero e non seguire la via giudiziale e che lei possa risolvere il contenzioso fra qualche anno, quando la sua situazione economica sarà migliorata, magari con un vantaggioso accordo a saldo stralcio. Il rovescio della medaglia, è bene saperlo, è che, in caso di persistente inadempimento nel saldare il dovuto, il debito originario di settemila euro verrà gravato da interessi di mora e spese giudiziali sostenute dal creditore procedente nell'azione di pignoramento: ma ciò si tramuterà in un allungamento dei tempi di rimborso, fermo restando la quota pignorata mensilmente, pari al 20% dello stipendio netto.

Ha fatto benissimo a non firmare assegni postdatati per pagare il debito, consapevole del rischio di non poter adempiere: innanzitutto, un assegno a sei mesi, ad esempio, può essere incassato ed attestato dalla banca come privo di copertura anche il giorno successivo all'emissione (e, in una tale evenienza, si rischiano pure sanzioni da Agenzia entrate, perchè gli assegni non potrebbero essere postdatati). In ogni caso, gli assegni e le cambiali non onorate costituiscono titoli esecutivi. Per dirla terra terra, un titolo esecutivo in mano al creditore, lo solleva pure dall'incombenza di doversi rivolgere al giudice per ottenere il decreto ingiuntivo e di notificare il precetto al debitore. Con un assegno privo della necessaria copertura in conto corrente, il creditore si reca dall'ufficiale giudiziario e fa notificare direttamente al datore di lavoro un atto di pignoramento dello stipendio del debitore.

24 agosto 2018 · Ludmilla Karadzic

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