Figlio debitore e problema successione immobile tra eredi - Come faccio a salvarlo dalla morsa dei creditori?

Domanda di Anonimo
15 novembre 2017 at 15:16

Ho settantasette anni e sto seriamente incominciando a pensare a quando non ci sarò più: ho due figli (maschio e femmina) e una villa di famiglia dove ormai risiedo solo io, dopo che mia moglie è venuta a mancare.

Mio figlio, il maschio, che per esigenze personali risulta nullatenente, deve un sacco di soldi ad ex fornitori, per un'impresa andata male.

Ora io vorrei lasciare la casa ad entrambi, ma vorrei evitare che la metà venga poi espropriata dai creditori a causa dei debiti di mio figlio.

Vorrei sapere, in questo caso, come dovrei muovermi.

E' più conveniente che, una volta che non ci sarò più, mio figlio rinunci all'eredità (naturalmente con accordi non scritti con mia figlia), oppure mi conviene donare a mia figlia l'immobile mentre sono ancora in vita?

O ancora, posso sottoscrivere testamento implicando di lasciare la casa esclusivamente a lei?

Insomma, esiste una scappatoia legale?

Risposta di Gennaro Andele
15 novembre 2017 at 15:32

Purtroppo, mi dispiace deluderla, nessuno dei tre espedienti da lei citati è utile: non sarà sufficiente per salvare l'immobile dai creditori e le spiego perché.

Nel caso in cui suo figlio rinunci all'eredità in favore di sua figlia, i creditori possono farsi autorizzare ad accettare l'eredità in nome e luogo di suo figlio, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti.

Ciò poiché l'articolo 524 del codice civile impedisce che il chiamato all'eredità, oberato di debiti, sia indotto a rinunciare all'eredità sapendo che questa si devolverebbe, poi, a suoi stretti familiari.

Ciò consentirebbe al rinunziante di conseguire un vantaggio, seppur indiretto, in danno delle ragioni dei suoi creditori.

In pratica, il creditore può far annullare la rinuncia all'eredità poiché è chiaro che la stessa viene effettuata per aggirare il pagamento dei debiti.

Negli altri casi, invece, sia per la donazione in vita che per la disposizione testamentaria, in ragione dei creditori interviene l'articolo 2900 del codice civile.

La norma prevede la cosiddetta azione surrogatoria, al fine di consentire al creditore di sostituirsi al proprio debitore, muovendo dalla considerazione che quest'ultimo, sommerso dai debiti, perda (di proposito) interesse verso la cura dei propri affari, provocando così un serio pregiudizio anche per i suoi creditori.

L'azione avvantaggia tutti i creditori del medesimo debitore, non solo quello che vi fa materialmente ricorso, e permette il recupero o comunque la conservazione all'interno del patrimonio del debitore di certi beni che altrimenti quest'ultimo avrebbe probabilmente perso, in funzione conservativa-cautelare.

Detto in parole povere, quando lei dona l'immobile in vita a sua figlia o scrive testamento escludendo suo figlio dall'eredità, pregiudica la legittimità della successione.

Ciò poiché, a parte un terzo del suo patrimonio di cui lei può liberamente disporre, il resto deve essere diviso equamente tra gli eredi.

Dunque, in casi normali, ovvero se suo figlio non fosse sommerso dai debiti, lo stesso porterebbe i dati in tribunale per prendersi la metà dell'immobile.

Ebbene, grazie alla norma sopra citata, possono farlo, al posto di suo figlio, i creditori per rivalersi delle somme che l'erede gli deve.

Dunque, sembrerebbe non esserci salvezza alcuna, ma forse una soluzione c'è.

La stessa è contenuta proprio nell'ultimo comma dell'articolo 2900 del codice civile, laddove si dispone che il creditore possa esercitare i diritti e le azioni che spettano verso i terzi al proprio debitore purché non si tratti di diritti o di azioni che, per loro natura o per disposizione di legge, non possono essere esercitati se non dal loro titolare.

Che significa?

Che lei può donare in vita, o lasciare per testamento, l'immobile di proprietà a sua figlia, avendo tuttavia cura rispettivamente di donare, o lasciare per testamento, il diritto di abitazione (personalissimo, privo di contenuti patrimoniali e in quanto tale non espropriabile) a suo figlio.

Messe così le cose, l'azione giudiziale, parliamo sempre dell'articolo 2900 del codice civile, sarebbe subordinata alla rinuncia al diritto di abitazione da parte del debitore.

Ma, ed ecco l'illuminazione, la rinuncia coattiva al diritto di abitazione da parte del debitore non può essere esercitata dal creditore (che si surroga per legge al debitore), ma dovrebbe essere estorta con la forza!

Il principio è stato espresso recentemente anche dalla giurisprudenza di legittimità, con la sentenza della Corte di cassazione 4005/2013.

In bocca al lupo!

condividi su FB condividi su G+ condividi su Twitter iscriviti alla newsletter del forum iscriviti al feed RSS delle discussioni del forum

Altre discussioni simili nel forum - cliccare sul link dell'argomento di interesse

debiti ed eredità
diritto di abitazione
eredità - quota di legittima e quota disponibile
eredità e successione
riduzione eredità
rinuncia ad eredità

Approfondimenti e integrazioni dal blog

Nonno dona immobile al nipote e il diritto di abitazione al figlio debitore - Così si evitano le azioni giudiziali esperibili dal creditore quando il nonno passerà a miglior vita
Cosa fare quando il debitore ha un genitore proprietario di immobile in età ormai avanzata e la fortuna di aver generato un figlio (o una figlia, s'intende), ma è anche esposto per debiti ingenti? Se il padre muore senza lasciare testamento l'immobile viene ereditato dal debitore, il quale, naturalmente, verrà [ ... leggi tutto » ]
Mantenimento » Stop per il figlio trentenne universitario dotato di patrimonio personale
Stop al mantenimento per il figlio trentenne universitario dotato di patrimonio personale. Infatti, non sussiste l'obbligo paterno di sostentamento nei riguardi del figlio ultratrentenne universitario dotato di patrimonio personale. Inoltre, il trasferimento in una sede diversa dal luogo di residenza familiare del figlio per studiare toglie alla ex il diritto [ ... leggi tutto » ]
Mantenimento » Figlia vive sola? Madre perde assegno e casa familiare
In tema di separazione, nel caso il figlio affidato andasse a vivere da solo, la madre affidataria perderebbe l'ex casa familiare e il mantenimento della ragazza corrisposto dall'ex coniuge obbligato. Questo importante principio è stato stabilito dalla Corte di Cassazione la quale, con la pronuncia 24510/2013, ha stabilito che: L'avvenuta [ ... leggi tutto » ]
Diritto di abitazione » Alla morte del padre la madre comproprietaria può far cacciare di casa il figlio che non contribuisce alle spese
Diritto di abitazione: morto il padre, la madre comproprietaria può far cacciare di casa la figlia che non contribuisce alle spese. In questi casi scatta, infatti, l'ordine di rilascio dell'immobile: se è intollerabile la convivenza, il diritto del coniuge superstite prevale sul compossesso della figlia che ha già redditi propri. [ ... leggi tutto » ]
Se prima dell'assegnazione giudiziale della casa familiare il coniuge proprietario vende l'immobile
Può il coniuge separato, che ha visto riconosciuto il diritto di abitare la casa coniugale, con la figlia minore, chiedere di veder riconosciuto il riconoscimento di tale diritto fino al raggiungimento dell'indipendenza economica della figlia, qualora il provvedimento giudiziale di assegnazione sia stato trascritto dopo la conclusione del contratto di [ ... leggi tutto » ]

Briciole di pane

Altre info

staff e collaboratori
privacy e cookie
note legali
contatti