Società di recupero crediti.. madre disoccupata e con tumore (chemio)

Vi scrivo per presentarvi la situazione di mia madre che ha un finanziamento con la Compass: lei faceva la colf.
Poi sono successe le seguenti cose:
1.a maggio 2014 ha scoperto di avere un tumore all'utero.
2. fine maggio 2014 é stata licenziata.. in quanto avendo un contratto come colf le spese per malattia (per quanto ne ho letto io) sarebbero completamente a carico del datore di lavoro... se non altro così può prendere la disoccupazione..
3. La disoccupazione ci mette un pò ad arrivare e quindi da giugno praticamente ha guadagnato 0 euro..
4. Quindi non paga il finanziamento con la Compass da giugno...
5. Adesso ad agosto 2014 viene chiamata da un avvocato (cosa che vorrei comunque controllare) che dice di lavorare per una società di recupero crediti minacciando di pagare entro la data X.
6. Vorrei sapere:
a.se possono farlo...
b.se é giusto che io debba pagare altre spese (che credo sicuramente mi verranno addebitate per coprire le spese della società recupero crediti)
c.cosa posso fare per guadagnare tempo dato che c'é un'assicurazione sul finanziamento riguardante la salute che copre esattamente il tipo di operazione fatto da mia madre (si é fatta togliere utero e ovaie e ora ha iniziato la chemio)

Capisco la sua preoccupazione di dover corrispondere ulteriori spese legali alla società intervenuta a reclamare il credito Compass. Specialmente nelle circostanze da lei descritte.

Cominciamo col dire che l'intimazione di pagamento fatta a voce da un avvocato, o da un semplice addetto al contatto telefonico con i debitori (il titolo dell'interlocutore è assolutamente irrilevante), non ha alcun valore.

Spese ed interessi vanno reclamati con una comunicazione scritta di messa in mora inviata con raccomandata AR al domicilio o alla residenza del debitore, in cui vengono formalizzati anche i termini di pagamento.

Solo da quel momento la questione va affrontata con la serietà che merita e che dipende in massima parte da quanto sua madre possiede.

In pratica, solo per portare un esempio, se sua madre percepisce una pensione o un'indennità di disoccupazione, può aspettarsi al massimo, se le cose continuassero ad andar male, il pignoramento del 20% del rateo mensile fino a copertura del debito (comprensivo di spese ed interessi. Se la pensione, o l'indennità, è al minimo (intorno ai 500 euro), il creditore non può nemmeno esperire questo tipo di azione esecutiva, dal momento che il minimo vitale è impignorabile.

Nel frattempo, se proprio sua madre ha intenzione di pagare il debito avvalendosi dell'eventuale assicurazione prevista nel contratto di prestito, lei non deve far altro che spiegare il punto al signore che la contatta, con grande gentilezza ed altrettanta determinazione. Facendogli anche comprendere che, atteso che il debito della signora non è al primo posto fra le preoccupazioni del momento, sarebbe meglio avere un pizzico di pazienza e di comprensione se proprio vuole portare a casa la provvigione che gli spetta per il recupero.

Il passare del tempo, di solito (molto dipende, come le accennavo, alla probabilità di successo di una escussione coattiva nei confronti del debitore) non necessariamente comporta un aggravio di spese. Anzi, il più delle volte, debitore e creditore raggiungono un accordo transattivo a saldo stralcio.

12 agosto 2014 · Loredana Pavolini

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