Impossibilitato a rientrare da un affidamento in conto corrente e assegni emessi privi di copertura – Cosa può succedermi adesso?

A gennaio di quest’anno ho aperto un girarrosto in zona, sono partito bene il fido ottenuto in banca mi era servito per poter comprare le attrezzature di settimana in settimana riuscivo ad entrare con il fido di qualche centinaia di euro, riuscivo anche a pagare la merce. Ma da giugno, una volta chiuse le scuole, per me sono arrivati giorni bui.

Non si riusciva più ad incassare per poi comprare la merce: allora con fornitore siamo andati avanti con assegni datati a fine mese per poter prendere la merce. Con il passare dei giorni era veramente diventato difficile poter recuperare sia per quanto riguarda gli assegni sia anche le bollette della luce del locale non riuscivo neanche a pagarle in quanto successivamente mi hanno tolto la luce. Poi mi sono fatto prestare dei soldi e ho pagato la luce per poter lavorare per quanto riguarda il fido mi chiedono di rientrare, ma nel mese di settembre ho deciso di chiudere il negozio: troppi problemi e mi sono indebitato con fornitori e banca. Il fido è di 10 mila euro: attualmente non lavoro più e sono in cerca di un’occupazione

Che cosa mi potrebbe capitare adesso? Io non ho case ho solo una macchina in quanto la uso sia per spostarmi nel lavoro e sia per poter accompagnare mia figlia a scuola che ha 16 anni, e sono vedovo.

Il mancato rientro dal fido comporterà la chiusura unilaterale del rapporto di conto corrente, con la conseguente segnalazione in Centrale Rischi della Banca d’Italia, il passaggio a perdita ed in sofferenza dell’esposizione debitoria e la cessione del credito ad una società cessionaria. Ciò significa che per un po’ di tempo non avrà più accesso al credito per qualsiasi attività di tipo imprenditoriale e/o per soddisfare esigenze personali e verrà contattato per il rimborso del importo di fido non coperto.

Anche i fornitori beneficiari degli assegni postdatati e scoperti saranno legittimati ad avviare, nei suoi confronti, azioni esecutive per la merce non pagata. L’emissione di assegni scoperti le costerà, inoltre, l’iscrizione semestrale nella Centrale di Allarme Interbancaria (CAI), una sanzione amministrativa irrogata dal Prefetto (che le verrà notificata fra qualche anno) e possibili azioni esecutive di recupero degli importi facciali degli assegni da parte dei fornitori: azioni che, tuttavia, difficilmente verranno avviate (almeno nel breve termine) considerando che lei è nullatenente e non possiede ancora una occupazione, stabile, da lavoratore dipendente.

Appena e quando comincerà a respirare le verrà pignorato la stipendio (o la pensione) in ragione di un quinto della retribuzione e il conto corrente (per intero).

1 Ottobre 2019 · Carla Benvenuto

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