Raccomandata per interruzione dei termini di prescrizione a soggetto giuridico senza indicazione di partita iva

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Ho lavorato con l’azienda ALFA fino al 2011 e ad oggi devo ancora percepire il TFR: ho inviato una raccomandata un mese prima dei 5 anni per avanzare richiesta del TFR. Ho indirizzato la richiesta alla ditta ALFA, senza specificare la partita iva. Siccome fino al 2002 esisteva un’altra ditta ALFA (stesso indirizzo e stesso amministratore ma con partita IVA diversa) e dove io ho lavorato fino al 2002, mi hanno rigettato la richiesta perché, secondo loro, dalla ditta ALFA, io mi sarei licenziata nel 2002. Adesso sono passati 5 anni anche dalla Nuova ditta Alfa e quindi avrei perso tutto.
Comportamento lecito?

A quanto ci è dato capire, in mancanza dell’unico elemento distintivo (il numero di partita IVA) fra due soggetti giuridici, il destinatario della comunicazione di interruzione dei termini di prescrizione del pagamento del TFR (prescrizione evidentemente ritenuta quinquennale da chi ci scrive) è stato individuato in quello con il quale ogni pretesa del richiedente risultava essere estinta per legge.

L’escamotage interpretativo adottato dal debitore avrebbe poi comportato la scadenza dei termini di prescrizione per il creditore anche nei confronti del soggetto giuridico nei confronti del quale il diritto alla corresponsione del trattamento di fine rapporto non risultava ancora prescritto al momento di invio della raccomandata.

A nostro parere, l’associazione effettuata dal debitore è assolutamente arbitraria ed in mala fede, essendo manifesta la volontà del creditore di interrompere i termini di prescrizione con il soggetto giuridico (fra i due) con il quale il diritto alla corresponsione del TFR risultava ancora esercitabile. Inoltre la prescrizione del diritto alla corresponsione del TFR è decennale (il che, pertanto, le consentirebbe di inviare una nuova richiesta interruttiva dei termini di prescrizione al soggetto obbligato, integrandone anche la partita IVA).

Naturalmente, visto come si sono messe le cose (non traspare alcuna volontà del datore di lavoro obbligato a corrispondere il TFR dovuto), le conviene affidarsi ad un avvocato, cosa che avrebbe dovuto già fare da tempo.

19 Settembre 2016 · Carla Benvenuto

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