Ingiunzione fiscale per mancato pagamento del bollo auto consegnata al debitore fuori termine - cosa fare per far valere l'intervenuta prescrizione?

In merito a questo quesito, confermo che nell'ingiunzione vi è specificato che l'atto è stato consegnato presso l'ufficio postale il giorno 09/01/18, quindi, a quanto pare, oltre i termini stabiliti. Quale sarebbe quindi la strada migliore per procedere al ricorso?

Per quanto possa essere elevato l'importo della tassa automobilistica per il veicolo di proprietà di sua suocera, naturalmente, è da evitare il contenzioso giudiziale per i costi che esso comporta, che renderebbero anti economica l'azione (ed è quello su cui conta la Pubblica Amministrazione).

Pertanto, l'azione più efficace è quella, prima di tutto, di mettere di fronte alle proprie responsabilità l'amministrazione regionale, tramite l'ufficio preposto alla riscossione del bollo auto nonchè il concessionario della riscossione che ha implementato la procedura di notifica dell'atto (Soris srl), eccependo, con ricorso amministrativo in autotutela, l'intervenuta prescrizione quinquennale (ultima data utile consegna dell'atto alle poste 31 dicembre 2017) e ribadendo che, in caso di diniego all'annullamento dell'ingiunzione, verrà adito il giudice tributario con aggravio di spese per la comunità.

Il suggerimento è quello di affidare ciascuna delle due missive ad un piego cartaceo inoltrato con raccomandata AR. Tuttavia, come riportato nella FAQ del sito istituzionale della Regione Piemonte, per l'invio possono essere utilizzati anche servizi telematici.

Da tenere presente, infine, che la presentazione del ricorso amministrativo in autotutela non sospende il termine, di sessanta giorni dalla notifica dell'ingiunzione, per poter adire la Commissione Tributaria Provinciale: quindi l'evoluzione della pratica relativa all'accoglimento dell'istanza va monitorata attentamente.

Proprio per essere certi del diritto conseguito dalla prescrizione ed evitare sempre possibili ambiguità oltre ad un inutile dispendio di tempo, risorse ed energie, va controllato che l'atto consegnato a sua suocera il 17 gennaio 2018 sia proprio una ingiunzione fiscale (l'atto con cui, spesso, la PA sostituisce la cartella esattoriale adottando una procedura diversa da quella di iscrizione a ruolo dopo che il debitore non ha adempiuto all'avviso di accertamento) e non di un semplice avviso di intimazione al pagamento (in pratica un avviso bonario che sollecita il debitore a pagare per evitare l'avvio della riscossione coattiva vera e propria) relativo ad una ingiunzione fiscale (o ad una cartella esattoriale) precedentemente notificata nei termini.

Purtroppo, per esperienza vissuta, va rilevato che spesso si confonde l'ingiunzione fiscale (che può seguire l'avviso di accertamento non ottemperato nell'ambito della procedura ex Regio Decreto 639/1910) con l'avviso di intimazione al pagamento (che segue il mancato pagamento di una cartella esattoriale correttamente notificata) e, nel gergo comune, vengono, talvolta, entrambi indicati con il termine ingiunzione.

18 gennaio 2018 · Paolo Rastelli

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