Pignoramento dello stipendio presso terzi – Il datore di lavoro può licenziare mio marito?





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In riferimento a questa discussione aggiungo quanto segue: nell’atto di pignoramento presso il datore di lavoro notificato da banca IFIS è intimato, per un debito di quasi 12 mila euro, un importo da pagare fino alla concorrenza di 18 mila. Che significa?

Come procedono con il pignoramento? Loro prendono i soldi dalla ditta e a sua volta il datore di lavoro preleverà dallo stipendio di mio marito? Oppure tutti i soldi saranno presi solo dallo stipendio direttamente. E di che somma si tratterebbe? Può la ditta licenziare mio marito?

L’articolo 546 del nostro codice civile impone che il terzo (il datore di lavoro) diventi custode delle somme dovute al debitore fino ad un importo di cui al precetto, aumentato della metà. Questo perché al debito originario vanno poi aggiunte le spese legali anticipate dal creditore procedente (Banca IFIS) e gli interessi moratori maturati dal momento in cui il debitore inadempiente ha interrotto il rimborso e che saranno liquidati del giudice.

A parte questi aspetti procedurali, quello che qui interessa sapere è che a suo marito il datore di lavoro preleverà, ogni mese, il 20% della retribuzione mensile per consegnarla al creditore procedente: in pratica, se suo marito percepisce normalmente 2 mila euro in busta paga, dal prossimo mese ne riceverà 1.600, mentre 400 euro saranno consegnati a Banca Ifis direttamente dal datore di lavoro.

Quindi, ogni mese suo marito percepirà il 20% in meno fino a quando non verrà saldato il debito originario gravato da spese legali e interessi moratori.

Ripeto, solo una parte dello stipendio (il 20%) viene assegnata al creditore, il resto deve essere ordinariamente accreditato al lavoratore dipendente sottoposto ad azione esecutiva, in modo che egli possa coprire le esigenze sue e della propria famiglia. Insomma, non viene pignorato lo stipendio nella sua interezza, ma soltanto una quota.

Inoltre, il pignoramento dello stipendio è una normale procedura che, oggi come oggi, interessa migliaia di lavoratori debitori e non può in alcun modo, costituire il pretesto per un licenziamento, che sarebbe illegittimo. E, suo marito non deve assolutamente presentare le dimissioni, in seguito all’intervenuto pignoramento.

17 Febbraio 2018 · Chiara Nicolai


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