Multa a carico di un dipendente di un esercizio commerciale per occupazione abusiva di suolo pubblico

Mi è giunto un avviso di pagamento relativo ad un verbale per occupazione abusiva di suolo pubblico: il verbale fu redatto circa due anni fa mentre ero dipendente di un esercizio commerciale, e su direttive del proprietario stavo allestendo i tavoli all’esterno della struttura.

La polizia municipale procedette alla stesura del verbale indicando il sottoscritto come trasgressore ed al momento unico presente nella struttura: premesso che il mio rapporto di lavoro col succitato esercizio è cessato pochissimo tempo dopo l’evento e che in questi due anni non ho mai ricevuto successivi avvisi di pagamento dato che gli stessi risultano notificati all’esercizio e non a me e che il proprietario dell’esercizio rifiuta di pagare sia questo che altri verbali che ha ricevuto nel frattempo, chiedo come posso tutelarmi ed evitare di pagare una somma che in ogni caso non possiedo, essendo disoccupato e tra l’altro è più che raddoppiata senza che io potessi averne contezza dato che come premesso ho ricevuto solo l’ultimo avviso che preconfigura la successiva iscrizione a ruolo in caso di mancato pagamento.

E’ normale che venga sanzionato un dipendente e non il proprietario dell’esercizio? Quale dipendente chiede al datore di lavoro se ha tutte le carte in regola prima di eseguire una sua disposizione? In attesa di una vostra risposta vi ringrazio e porgo distinti saluti.

Certo, si tratta di una vicenda che può definirsi kafkiana: purtroppo però il verbale le è stato notificato direttamente, in occasione dell’accertamento dell’infrazione. I successivi avvisi di pagamento (bonari) vengono inviati al debitore a discrezione dell’amministrazione comunale (non sono previsti dalla normativa vigente) per cui la, eventuale, omessa notifica di tali avvisi presso la residenza del trasgressore (cioè la notifica effettuata presso l’esercizio commerciale) non può essere eccepita come vizio invalidante del procedimento.

Se al momento è disoccupato e non dispone della somma pretesa, può provare ad ignorare l’avviso di pagamento: può darsi che la successiva cartella esattoriale (o ingiunzione fiscale) venga notificata al coobbligato (il titolare, all’epoca, dell’esercizio commerciale).

Inutile parlare di tutele: col senno di poi, al momento dell’accertamento avrebbe dovuto rifiutare di esibire i documenti e anche se condotto, per questo, presso il posto di polizia municipale lasciando incustodito l’esercizio commerciale, avrebbe dovuto fornire i riferimenti del suo datore di lavoro o pretendere la sua convocazione immediata.

Ora, per tutelarsi, dovrebbe pagare la sanzione amministrativa e poi citare in tribunale, per risarcimento danni (e con il supporto di un avvocato), il datore di lavoro titolare dell’esercizio commerciale sotto le direttive del quale, all’epoca, prestava servizio. Con il rischio di sentirsi dire, in quella sede, che nessuno le aveva mai chiesto di posizionare i tavolini all’esterno e che, probabilmente, lei aveva interpretato male le direttive che le erano state impartite.

Il che è tutto dire in quanto a costi e rischi: insomma, pur avendo disponibilità economica per intraprendere un’azione legale, converrebbe cento volte pagare la multa e mettere sopra a questa irritante vicenda, la classica pietra tombale.

28 Marzo 2019 · Giuseppe Pennuto

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