Dopo il protesto dell’assegno cosa succede?

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Un mio cliente mi ha pagato con un assegno bancoposta risultato essere scoperto, ne ho chiesto il protesto, ora cosa succederà? So che il cliente avrà 60 giorni per coprire l’assegno, qualora non lo faccia seguirà in automatico la procedura di azione esecutiva per il pignoramento oppure dovrò rivolgermi ad un avvocato per avviare la procedura?

Il protesto che ha chiesto è assolutamente inutile se l’assegno era stato emesso dal suo cliente: servirà solo a far segnalare e permanere il nominativo del signore per cinque anni nel Registro Informatico dei Protesti (RIP), al costo, però, di spese notarili (per ora a suo carico) che potevano anche essere evitate se l’obiettivo era solo quello di recuperare i soldi e non infliggere una ulteriore punizione al traente truffaldino.

Comunque, con l’assegno che la banca certifica come non pagabile, perché privo di copertura (protestato o non protestato), lei potrà rivolgersi all’ufficiale giudiziario per avviare azione esecutiva (pignoramento) nei confronti del suo cliente. Naturalmente, dovrà sapere dove colpire (corto corrente o datore di lavoro del debitore).

Di solito si attendono 60 giorni, decorrenti dalla data di scadenza dell’assegno, perché l’inadempiente, per evitare iscrizione alla Centrale di Allarme Interbancaria (CAI), la revoca semestrale della possibilità di emettere assegni e le eventuali sanzioni comminate dal Prefetto, potrebbe optare per il pagamento tardivo, aggiungendo al valore facciale del titolo, il 10% di penale e gli interessi per il ritardato adempimento.

22 Ottobre 2018 · Ludmilla Karadzic

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