Tripadvisor non può riconoscere le recensioni false da quelle vere – Arriva la maxi multa dal Consiglio di Stato

Sono il proprietario di un piccolo bed and breakfast di Roma che ha avuto diversi problemi a causa di recensioni false su Tripadvisor: a causa di quest’ultime, infatti, la clientela è diminuita vistosamente.

Per molte recensioni era chiarissimo, da parte mia, che fossero inventate di sana pianta, poiché magari in quei giorni non avevo avuto nemmeno della clientela.

Il problema è che questo è difficile da dimostrare ai consumatori, che prendono le recensioni sempre per buone.

Insomma, non sarebbe ora che qualcuno faccia capire a Tripdavisor che le recensioni andrebbero verificate?

Tripadvisor non può garantire che le recensioni scritte dagli utenti corrispondano al vero, o che non siano compilate da profili fasulli: quindi, non può reclamizzare recensioni vere e autentiche di cui gli utenti si possono fidare senza nessun dubbio.

Per questo lo scorso 15 luglio il Consiglio di Stato ha deciso di infliggere al sito che confronta hotel e alberghi sulla base delle indicazioni dei clienti una sanzione da 100 mila euro.

La decisione dei magistrati amministrativi mette la parola fine a una vicenda iniziata ormai quasi cinque anni fa: a fine 2014, infatti, l’Autorità garante per la concorrenza aveva comminato a Tripadvisor una multa da 500 mila euro per aver seguito, a partire dal 2011, una pratica commerciale scorretta.

Al termine di un’indagine l’Antitrust aveva stabilito che nei suoi spot pubblicitari TripAdvisor enfatizzava il carattere autentico e genuino delle recensioni, inducendo così i consumatori a ritenere che le informazioni siano sempre attendibili, espressione di reali esperienze turistiche, e per questo l’aveva sanzionata.

Qualche mese dopo, nel luglio 2015, i giudici del Tar del Lazio avevano ribaltato tutto, annullando la multa e stabilendo che TripAdvisor esplicitamente nel sito evidenzia che non è in grado di verificare i fatti (e quindi la veridicità o meno) delle recensioni, che queste costituiscono mere opinioni degli utenti e che l’affidabilità del messaggio deriva dall’esame di un numero elevato di recensioni per la stessa struttura.

Tre giorni fa è arrivato l’ultimo capitolo: le toghe del Consiglio di Stato, organo di appello della giustizia amministrativa, hanno sconfessato la sentenza del Tar e stabilito in via definitiva che aveva ragione l’Antitrust.

Nella sentenza numero 04976 che condanna TripAdvisor, pur riducendo la sanzione da 500 a 100 mila euro, i giudici scrivono infatti che i claim pubblicitari della società sono formulati in modo tale da influenzare i consumatori sin dal primo contatto ingenerando il falso convincimento dell’affidabilità delle recensioni pubblicate.

A dimostrarlo ci sarebbero alcune frasi utilizzate dal portale, tra cui “non importa se preferisci le catene alberghiere o gli hotel di nicchia: su TripAdvisor puoi trovare tante recensioni vere e autentiche, di cui ti puoi fidare”, oppure “TripAdvisor offre consigli di viaggio affidabili, pubblicati da veri viaggiatori“.

19 Luglio 2019 · Patrizio Oliva

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