Saldo e stralcio post cessione del credito

Una finanziaria ha ceduto tre delle mie posizioni debitorie: due revolving da 6900 e un prestito personale da 2100 a una società di recupero crediti per un totale di 15600 euro. Voglio effettuare un saldo a stralcio tramite legale, a che percentuale mi consigliate di trattare? Sono disoccupato in mobilità legge 223. Voglio chiudere per non avere più fastidi per il resto della vita.

Una fretta che le costerà cara: sia per il compenso da corrispondere all'avvocato, che in tema di concordato transattivo (saldo stralcio) non ne saprà certamente più di lei, sia per quel che riguarda la possibilità di pervenire, con successo, ad un accordo stragiudiziale con il creditore.

L'unico valore aggiunto che può apportare un professionista del codice civile nella definizione di una soluzione di chiusura a saldo stralcio delle posizioni debitorie del cliente è l'assenza di emotività nella trattativa, riconducibile alla circostanza di non essere direttamente coinvolto nella vicenda. Un valore aggiunto, peraltro, che può essere fornito, gratuitamente, da un parente, da un amico o dallo stesso debitore, se dotato di un minimo di freddezza e lucidità. Anche perchè non sempre l'avvocato, in altre faccende affaccendato nelle aule dei tribunali, ritiene gratificante un mandato di questo tipo; per cui l'assistenza legale potrebbe limitarsi al solo inoltro al debitore delle proposte provenienti dal creditore: il che non costituirebbe un gran bel risultato.

C'è poi da dire che, per esperienza vissuta nel campo, ad un accordo transattivo si giunge solo quando è il creditore ad avanzare la proposta di un saldo stralcio, nel momento in cui egli ha bisogno di liquidità e decide di rottamare le vecchie pratiche in odore di prescrizione, dalle quali non è riuscito a cavare il classico ragno dal buco, per acquistarne di nuove e più fresche.

Cosa pensa, invece, il creditore vedendosi offrire dal debitore una proposta di chiusura transattiva a saldo stralcio su un piatto d'argento? Questo, più o meno: Se il Tizio vuole chiudere è perchè ha bisogno di farlo: o vuole riaccedere al credito per importi più rilevanti ed ha l'esigenza di non comparire nelle liste dei cattivi pagatori; oppure possiede beni (immobili, conti correnti, stipendio o pensione) suscettibili di pignoramento!

Il diniego ad un accordo che preveda il rimborso solo di una parte del debito diviene, dopo una tale riflessione, matematico. Due più due fa quattro e non ci piove.

In sostanza, il debitore che vuole chiudere le sue posizioni solo per non avere più fastidi per il resto della vita ha già perso in partenza. Anche perchè la cosa è fin troppo risibile: il debitore ha il diritto di non subire molestia alcuna dal suo creditore: e basta leggere qualche pagina di questa sezione per capire come fare ed ottenere il risultato voluto, spendendo solo un pizzico di determinazione e consapevolezza.

Per concludere, il debitore nullatenente che non vuole soffrire il minimo, che si illude di risolvere i propri problemi rifugiandosi dietro la presunta ala protettrice dell'azzeccagarbugli di turno, che sussulta terrorizzato alla prima telefonata dell'operatore di recupero crediti ed è tanto timido e pavido (oltre che pervaso da un ingiustificato senso di colpa) da non sapere (o non volere) controbattere a tono, recidendo da subito qualsiasi speranza della controparte di poter esercitare quella pressione psicologica che conduce tanti alla capitolazione per sfinimento, ha una sola via d'uscita: pagare per intero il proprio debito. Non c'è altro da fare: e pagarlo per intero, accollandosi anche le spese dell'avvocato, in funzione di passacarte, significa solo aggiungere al danno anche la beffa.

Tutti possiamo diventare debitori: ma non tutti i debitori hanno la stoffa e il carattere che una tale condizione richiede, purtroppo.

14 aprile 2015 · Ornella De Bellis

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