Reddito di cittadinanza – Le indebite percezioni del beneficio ed i controlli mancati da parte dell’INPS circa le Dichiarazioni Sostitutive Uniche (DSU) dei richiedenti

Si pone un problema: se la revoca rdc avviene perché io ho omesso di comunicare dei componenti nel nucleo isee, anche se nell’isee (irregolare) e domanda reddito risulto da sola, gli altri componenti che avrebbero dovuto aver fatto parte del nucleo famigliare ma che non sono stati inseriti in dsu come componenti, rispondono dell’indebito o ne rispondo io soltanto dichiarante? Immagino che rispondo soltanto io se ho capito bene, anche perché il rdc veniva erogato sulla base di un componente dichiarato

Noi, ma è solo un nostro parere, non riteniamo che l’INPS possa escutere il debito come solidale (quindi rivolgendosi a tutti i componenti del nucleo familiare), dal momento che un qualsiasi componente del nucleo familiare potrebbe essere, fino a prova contraria, un soggetto assolutamente passivo rispetto al richiedente DSU/ISEE il quale, peraltro, si è assunto la responsabilità penale e civile qualora la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), da egli stesso sottoscritta, fosse inficiata da informazioni mendaci (articolo 76 del DPR 445/2000).

Tanto premesso, bisogna aggiungere che l’INPS insiste nel ritenere che l’indebito per aver percepito il Reddito di Cittadinanza (RdC) in seguito a DSU ISEE e da domanda successiva mendaci, costituisca una obbligazione solidale fra richiedente e nucleo familiare percettore.

Secondo l’INPS, la solidarietà dell’indebito, è teoricamente correlata al nucleo familiare che avrebbe beneficiato del Reddito di Cittadinanza: invece, limitandoci al contesto riportato dal quesito posto, a nostro sommesso parere, nel caso di un soggetto che non avendo la medesima residenza dei propri genitori ed avendo età minore di 26 anni, avesse, fraudolentemente, escluso i propri genitori dal nucleo familiare di riferimento per la DSU ISEE, ed avesse illegittimamente percepito il Reddito di Cittadinanza, la responsabilità dell’indebito portato a buon fine sarebbe tutta da ascrivere ai mancati (quanto doverosi) controlli da parte dell’INPS che avrebbe potuto, ad esempio, facilmente incrociare i dati dichiarati in DSU con la base dati dell’Archivio Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), per scoprire che il soggetto richiedente RdC apparteneva, contrariamente a quanto dichiarato, al nucleo familiare dei propri genitori. Tutto si sarebbe sostanziato in una salata sanzione per il richiedente mendace e, probabilmente, ciò avrebbe dissuaso anche altri dal ritenere, com’è stato, che il Reddito di Cittadinanza fosse effettivamente fruibile anche senza possedere i requisiti richiesti dalla normativa vigente.

Anche se l’articolo 7, comma 1 e 2, del decreto legge 4/2019, convertito dalla legge 26/2019, ovvero la legge che istituisce e regola il reddito di cittadinanza, sanziona penalmente la condotta di chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio del Reddito di Cittadinanza (RdC), rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, nonché l’omessa comunicazione delle variazioni di reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute o rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini di legge, àmancata la doverosa, indispensabile e preliminare azione di controllo dell’INPS che, grazie alla sola elaborazione automatica dei dati, avrebbe potuto prevenire la maggior parte dei reati perpetrati ai danni della comunità: la responsabilità del dottor Tridico, presidente dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, e dei dirigenti dell’Istituto preposti sarà tutta da accertare e non potrà essere meno grave di quella di coloro che non hanno saputo resistere alla tentazione di dichiarare il falso pur di arraffare il Reddito di Cittadinanza, consapevoli di non averne diritto.

22 Novembre 2022 · Genny Manfredi



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