Quale scenario adesso?

La situazione è questa,un mio amico vive con una pensione dell'Inail per invalidità a seguito di un brutto incidente sul lavoro.

E' sposato in separazione dei beni.

Tempo fa aveva ricevuto un risarcimento per l'incidente in questione oltre alla rendita inail, adesso in sede di appello si è visto condannare e dovrebbe restituire una parte della somma che aveva ricevuto con la sentenza civile di primo grado.

C'è un problema: la moglie con cui purtroppo non va più d'accordo ma con cui è ancora sposato, ha ripulito il conto di lui, un conto che era cointestato. Lei ha fatto un assegno "a se stessa" e aperto un conto in un altra banca lasciando il malcapitato in mutande.

Ora lui dovrebbe pagare quello che indica la sentenza ma di fatto non gli è più possibile, è praticamente nullatenente se non fosse per la rendita inail che percepisce.

Può il creditore rivalersi in automatico sulla moglie che di fatto gli ha sottratto i soldi senza nessun atto di donazione?

Dovrebbe per forza denunciarla per una sorta di furto?

E nel caso non fosse possibile potranno pignorargli la rendita inail?

La moglie del suo amico non ha violato la legge. Ha preso ciò che poteva prendere, visto che il conto era cointestato.

Ma veniamo al vero problema: il suo amico vorrebbe sapere se i creditori potrebbero, a questo punto, chiedere il soldi alla moglie. Molto dipende dalla data in cui la sentenza è divenuta esecutiva rispetto a quella del prelievo.

Ma, quando si parla di beni mobili, e in specie di denaro depositato su un conto corrente, per di più cointestato, tutto diventa più difficile. E, comunque, la pretesa dovrebbe essere limitata al 50% di quanto disponibile prima del prelievo.

Direi che il suo amico può stare tranquillo. Per quanto non possa andare d'accordo con la moglie, i soldi meglio a lei che ad altri estranei. Del resto la moglie, una volta effettuato il prelievo, i soldi li avrebbe anche potuti spendere tutti con l'amante; ed il creditore sarebbe punto e a capo.

La rendita INAIL potrà essere pignorata nella misura di un quinto, fatta salva la quota relativa al "minimo vitale" (circa 500 euro mensili).

30 aprile 2012 · Annapaola Ferri

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