Indebitato e forse perseguitato da uno dei creditori – Come reagire?


Addetti e società di recupero crediti - segnalazione in Questura, violazione della privacy e della dignità del debitore

Sto attraversando delle difficoltà economiche e sono in ritardo nei pagamenti dovuti a causa della perdita del impiego: ho deciso di non pagare né affitto, né bollette, né scuola dei figli, né prestito personale della banca.

Ad oggi non ho ricevuto nessuna lettera raccomandata che mi chiede di rientrare, nemmeno per uno dei diversi debiti.

Come mai mi arriva uno sconosciuto che pretende entrare a casa mia e mi aspetta vigilante di sera e di mattino per provare a incrociarmi all’entrata o uscita di casa mia? E quando mi ha visto in macchina mi ha colpito il vetro della finestra con il pugno? Vi garantisco non è un vicino di casa mia arrabbiato.

Sembra che mi conosca o qualcuno le avrà fornito mia foto tramite carta d’identità, ma io veramente non so chi sia, magari un seguace di questi aziende di ricupero credito al limite della illegalità…

Fin ora non ho scambiato parola perché diventa ovvio per me che cerca uno scontro verbale o fisico (aggressione).

Come dovrei reagire?

Poiché non conosce ancora l’identità, le motivazioni ed il mandante del persecutore, deve necessariamente farlo accomodare in casa, offrirgli un caffé e cercare di assumere, in un clima il più possibile disteso e gioviale, le informazioni necessarie ad una successiva azione a tutela della sua privacy: chi, perché, su incarico di chi.

Può riuscirci anche mostrando interesse a definire una soluzione transattiva del contenzioso.

Appena assunte le informazioni necessarie potrà intimare verbalmente al persecutore di non tenersi a debita distanza da lei.

Il fatto di non riuscire a pagare un debito non conferisce agli incauti funzionari l’autorizzazione a presentarsi a casa senza essere stati invitati. Purtroppo questo malcostume e’ incoraggiato dall’atteggiamento timido del debitore, che si auto flagella sentendosi in torto e subisce in silenzio per espiare una colpa che non ha.

Bisogna poi aggiungere che le derive comportamentali che l’hanno coinvolta non sono gradite, in primis, da chi e’ responsabile della societa’, in quanto eventuali segnalazioni da parte del debitore all’Autorita’ per la tutela della privacy, o a quella giudiziaria, potrebbero dare avvio ad ispezioni della Banca d’Italia e della Prefettura, con conseguenti sanzioni e/o il ritiro della licenza per poter operare nel settore del recupero crediti.

I funzionari che effettuano visite domiciliari, o contattano ripetutamente il debitore, senza aver previamente concordato l’una e l’altra modalita’ di approccio, si comportano in questo modo perche’ sono ignoranti, nel senso che non hanno coscienza di quello cui potrebbero andare incontro qualora incontrassero un debitore consapevole dei propri diritti e non disposto a farsi vessare.

Nessuno li ha istruiti sul posto di lavoro (tanto la responsabilita’ penale e’ personale) ed hanno come attenuante (che, tuttavia, non giustifica certi atteggiamenti invasivi) il fatto che sono pagati male e cercano, in ogni modo, di accrescere le proprie provvigioni con il recupero di quanto piu’ possibile.

Pertanto, basta scrivere una letterina, da inviare con raccomandata A/R, ai vertici della societa’ di recupero crediti per la quale il soggetto che si e’ presentato a casa sua lavora, indicando le generalita’ del debitore e il numero di pratica (se non è riuscito ad acquisire nome e cognome dell’agente esattoriale) descrivendo l’episodio, diffidando formalmente dal continuare a porre in atto atteggiamenti che violano la privacy e configurano reati di molestie e stalking e riservandosi di agire per il risarcimento danni.

Se, nonostante la diffida, dovessero continuare a verificarsi gli episodi di cui qui si discute, dovrà necessariamente sporgere denuncia per stalking, molestie e minacce al più vicino commissariato della Polizia di Stato.

26 Maggio 2016 · Patrizio Oliva

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