Contattato da recupero crediti per debito con telecom ma sono disoccupato - Mi conviene parlare con l'addetto alla mia pratica o li ignoro?

Oggi ho ricevuto una lettera (non una raccomandata a/r) da parte di un agenzia di recupero crediti per conto della tim che mi intima mi pagare 450 euro e di contattarli al più presto per bloccare la loro imminente azione giudiziale nei miei confronti dato le mia non risposta alla prima lettera.

Premetto che sono disoccupato e ho solo un auto intestata, e si..non ho pagato alcune fatture telecom ma solo per un valore di massimo 200 euro e invece Telecom mi ha continuato ad inviare fatture nonostante il mio contratto fosse cessato da mesi.

Le mie domande sono molte:
Perché devo pagare fatture non dovute??

Mi conviene contattare Telecom, il recupero crediti o continuare a non rispondere finché non avrò possibilità?

Questo tipo di documentazione non dovrebbe essere inviata con raccomandata a/r da parte loro per avere validità?

Rischio veramente che mandino tutto in mano agli avvocati per 450 euro?

Per capire come si sia giunti a contabilizzare 450 euro partendo da un debito effettivo di soli 200 euro, può chiedere alla società di recupero crediti, cessionaria o affidataria in gestione del credito non rimborsato, un estratto conto cronologico. Sicuramente, vedrà, entrano in gioco interessi e spese riconducibili alla morosità in essere.

Per esigere interessi moratori e/o ingiungere il debitore al pagamento prima di avviare un'azione legale, il creditore dovrebbe inviare, con raccomandata A/R, una comunicazione di messa in mora. Può darsi che lei l'abbia già ricevuta e sia tornata in giacenza all'ufficio postale in occasione di una sua temporanea assenza dal domicilio, come può essere che l'attuale creditore, o chi per lui, non abbia avuto intenzione di pagare il costo della raccomandata a fronte dell'esito incerto della riscossione coattiva. Come a dire, per non finire cornuti e mazziati.

Inutile contattare TIM, mentre può sperare di rendere chiaro, all'addetto della società di recupero che gestisce la sua pratica, che non c'è trippa per gatti, solo allo scopo di essere lasciato in pace per un po' di tempo.

A parte l'auto usata (il cui pignoramento non dà frutti), se il creditore fosse certo che lei, ad esempio, risultasse titolare di un conto corrente con qualche migliaio di euro in deposito, allora potrebbe essere avviata azione esecutiva nei suoi confronti anche solo per 450 euro che, come lei ha avuto modo di esperire, poi salgono facilmente a mille.

Il problema si traduce allora a capire se lei disponga, o meno, di un siffatto conto corrente e, soprattutto, se il creditore sia in grado, o meno, di venire a conoscenza della cosa.

4 gennaio 2017 · Annapaola Ferri

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