Quando è possibile usucapire le quote dei beni ereditari

E' possibile usucapire le quote dei coeredi, a condizione che il possessore manifesti un possesso esclusivo incompatibile con il godimento del diritto da parte degli altri coeredi.

Come è noto, l'usucapione è un modo di acquisto della proprietà o di altro diritto reale a seguito del possesso pacifico, non violento e ininterrotto di un bene mobile o immobile per un determinato periodo di tempo stabilito dalla legge.

In caso di successione per morte, il coerede può usucapire la quota degli altri coeredi se dopo la morte del de cuius è rimasto nel possesso esclusivo del bene ereditario, senza che sia necessaria l'interversione del possesso (Corte di Cassazione, sentenza del 25 marzo 2009, numero 7221; del 12 aprile 2002, numero 5226; numero 7075/1999; numero 5687/1996)..

A tal fine, tuttavia, non è sufficiente il semplice fatto che gli altri partecipanti alla comunione ereditaria si siano astenuti dall'uso comune della cosa.

È necessario, piuttosto, che il singolo coerede abbia goduto del bene in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui ed abbia manifestato inequivocabilmente la volontà di escludere gli altri coeredi dalla possibilità di instaurare analogo rapporto con il medesimo bene.

La Corte di Cassazione ha precisato che tale volontà non può essere desunta dal semplice fatto che il coerede abbia amministrato il bene ed abbia provveduto alla sua manutenzione e al pagamento delle imposte giacché si deve presumere che tali attività siano state compiute nella qualità di coerede.

Neppure è sufficiente aver richiesto ed ottenuto una concessione edilizia, in quanto questa non è neppure idonea a far presumere la proprietà a favore di colui al quale è rilasciata (Cassazione, sentenza del 3 aprile 1998, numero 3428).

Potrebbe invece essere utile ai fini probatori l'accordo bonario intercorso tra i coeredi avente ad oggetto la divisione dei beni ereditari, sebbene tale accordo non sia stato trasfuso in un atto formale.

Un'altra questione è se la presentazione della dichiarazione di successione e conseguente domanda di voltura da parte del coerede-possessore a favore anche degli altri coeredi implichi o meno il "riconoscimento" del diritto altrui ai fini interruttivi dell'usucapione.

Dovrebbe ritenersi che non vi sia "riconoscimento" del diritto altrui, in quanto tali operazioni non rappresentano un titolo idoneo all'attribuzione del diritto di proprietà, ma rilevano solo ai fini fiscali (Cassazione, sentenza del 12 giugno 1987, numero 5135).

Al riguardo la giurisprudenza ha precisato che, ai fini della configurabilità del riconoscimento del diritto del proprietario  da  parte  del possessore, idoneo  ad  interrompere  il termine  utile  per il verificarsi dell'usucapione, ai sensi  degli articoli  1165 e 2944 del Codice civile, non è sufficiente un mero atto o fatto  che evidenzi la consapevolezza del possessore circa la spettanza ad altri del  diritto  da lui esercitato come proprio, ma si richiede che il possessore, per il modo in cui questa conoscenza è rivelata  o  per fatti  in cui essa è implicita, esprima la volontà non equivoca di attribuire il diritto reale al suo titolare (Cassazione, 23 giugno 2006  numero 14654).

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Stai leggendo Quando è possibile usucapire le quote dei beni ereditari Autore Antonella Pedone Articolo pubblicato il giorno 22 settembre 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 18 maggio 2017 Classificato nella categoria sentenze e ordinanze della Corte di cassazione in tema di eredità successione e donazioni Inserito nella sezione giurisprudenza del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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