Prescrizione e decadenza dei tributi locali - NOTIFICA E CONTENUTO DEGLI AVVISI DI ACCERTAMENTO

Per quel che attiene:

  • rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti;

  • accertamento d'ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti;

gli enti locali devono notificare al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento, un apposito avviso motivato - a pena di decadenza - entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati.

Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie previste dalla legge (si veda il decreto legislativo 472/97).

L'avviso deve contenere:

  1. la motivazione, ovvero i presupposti su cui si basa. Se tale motivazione fa riferimento ad un atto precedente non conosciuto nè ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all'avviso o riprodotto nel suo contenuto essenziale sullo stesso;

  2. l'indicazione dell'ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all'atto notificato;

  3. indicazione del responsabile del procedimento;

  4. indicazione dell'organo o dell'autorità amministrativa presso il quale è possibile promuovere un riesame anche nel merito dell'atto in sede di autotutela;

  5. delle modalità , del termine e dell'organo giurisdizionale cui è possibile ricorrere (tipicamente la commissione provinciale tributaria), nonchè il termine -di 60 giorni- entro cui effettuare il relativo pagamento.

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Commenti e domande

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  • luca cifoni 2 novembre 2009 at 06:51

    C’è una sentenza della Corte Costituzionale secondo la quale sulla tariffa pagata dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti (la cosiddetta Tia, che a Roma si chiama Tari) non è dovuta l’Iva, applicata invece (con aliquota del 10 per cento) dalle varie società che nei Comuni esercitano questo servizio.

    Il pronunciamento della Consulta è dello scorso luglio, ma al momento le società in questione continuano ad applicare e riscuotere l’imposta, mentre varie associazioni di consumatori hanno invitato gli utenti a sospendere il versamento e a tentare il recupero degli arretrati.

    Una situazione un po’ paradossale, come forse paradossale è il fatto che la sentenza in questione, la 238 del 2009, nasca dal ricorso sostanzialmente in senso contrario di un cittadino raggiunto da una cartella esattoriale relativa alla Tia. Per evitare di pagare l’interessato sosteneva che la tariffa non può essere assimilata ad un tributo e dunque non è soggetta alle procedure di riscossione propria dei tributi. Nel dare torto al giudice di pace che aveva sollevato la questione di costituzionalità in materia, la Consulta spiega perché invece la Tia va considerata una tassa, anche se si chiama tariffa, e quasi incidentalmente afferma che non ricade nel campo di applicazione dell’Iva.

    Dovrebbe così essere definitivamente risolta una questione che si trascinava da anni, con sentenze anche della Corte di Cassazione che andavano in direzione opposta. Ma perché la sentenza si concretizzi in un minore esborso da parte dei cittadini, dovrà ancora passare un po’ di tempo. Le società del settore sostengono infatti, con qualche ragione, di essere in realtà solo degli esattori dell’Iva, che poi viene riversata al fisco. Serve quindi un provvedimento del governo, o quanto meno dell’Agenzia delle Entrate, che prenda atto del nuovo quadro giuridico. Non sarà facile: restituire l’Iva arretrata (la prescrizione è di dieci anni) costerebbe allo Stato svariate centinaia di milioni di euro.

  • nadia redoglia 13 settembre 2009 at 11:38

    Grazie alla sentenza Consulta 238/09 gli italiani che pagano la TIA (rifiuti) invece potranno vedersi restituire un bel po’ di quattrini: l’iva pagata indebitamente sulla tassa.

    Occhio contribuenti, perché la richiesta va presentata entro le h.10 del 30/9/09.

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