Gli errori nella dichiarazione di quantità resa dall'istituto di credito nel pignoramento del conto corrente

Tale ipotesi,  che apparentemente può apparire marginale,  è comune nella pratica e trova riscontro laddove l'errore (più o meno scusabile) è frutto della contabilizzazione degli assegni bancari o circolari.  Infatti, nel corso delle operazioni di  accredito o addebito, la banca assegna tre tipologie di date: contabile, valuta e disponibile.

In caso di accredito di assegni bancari, lo slittamento della disponibilità è riconducibile al completamento dei tempi tecnici necessari alla banca per verificare la sussistenza di fondi presso il conto corrente della persona che ha emesso l'assegno stesso.

Dunque può accadere che la banca abbia solo contabilizzato la somma riportata  nel titolo sul conto corrente del debitore esecutato ma che di fatto,  tale somma, non rappresentando un credito (del debitore) verso la banca,  non sia disponibile e dunque non sia pignorabile.

La somma incorporata nel titolo è contabilizzata “salvo buon fine” e dunque rappresenta un credito soggetto alla condizione sospensiva di insoluto con effetto retroattivo al momento della negoziazione,  ex articolo 1360 del codice civile

Qualora la banca sia incorsa in errore di fatto, rendendo una dichiarazione positiva, facendo affidamento sui titoli versati,  poi non pagati,  con conseguente azzeramento del saldo,  la stessa può,  secondo parte della giurisprudenza, andare esente da responsabilità (Cass. Civ. 3958/2007).

Non va tuttavia sottaciuto  che sul terzo grava un preciso obbligo di custodia che si estrinseca nella tutela delle ragioni creditorie,   accantonando le somme assoggettate a pignoramento e che via via vanno  ad incrementare il conto corrente sino alla concorrenza del credito azionato (Cass. Civ.  24 novembre 1980, numero 6245), oggi aumentato della metà.

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