Si può bloccare l’attività di riscossione pagando l’importo richiesto con l’avviso di intimazione dopo i cinque giorni?

Una intimazione di pagamento pagata in ritardo dopo i 5 giorni previsti dalla legge, mette in moto l’attività di riscossione, che se non erro può attivarsi entro 180 giorni, ma se pochi giorni dopo quelli previsti come termini di legge viene versato quanto dovuto e viene dimostrato andando agli uffici preposti questo può bastare per bloccare il fermo-macchina, oppure c’è anche da pagare una multa e spese d’ufficio? Pagando la multa, spese e gli interessi, oltre al versamento già effettuato in ritardo, si riesce a bloccare l’attività di riscossione? O viene ancora applicato il fermo macchina? Può essere evitato se l’intestatario della macchina ha subito un intervento alle coronarie? Una intimazione di pagamento prevede un avviso di fermo? La somma dovuta (e pagata in ritardo) era di 238 euro, dunque non c’è una rateizzazione da fare, ecco perché sto chiedendo se anche pagata in ritardo possa annullare l’attività di riscossione.

Dalla data di notifica dell’avviso, il contribuente ha 5 giorni di tempo per effettuare il versamento di quanto dovuto, per chiedere di rateizzare o per domandare la sospensione della riscossione, dopodiché Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia) potrà attivare le procedure non ancora intraprese.

L’avviso di intimazione viene notificato prima di iniziare l’espropriazione forzata qualora sia decorso un anno dall’invio della cartella esattoriale per la quale il debitore non ha proceduto al pagamento.

L’avviso perde efficacia trascorsi 180 giorni dalla data di notifica e può essere rinnovato.

Tuttavia, se paga l’importo dovuto e richiesto con l’avviso di intimazione (anche dopo lo scadere dei cinque giorni e prima dei 180 di decadenza) non verrà proseguita l’attività di riscossione eventualmente avviata e qualora fosse già stato iscritto un provvedimento di fermo amministrativo sul veicolo di proprietà del debitore, questo sarà immediatamente rimosso.

27 Gennaio 2019 · Paolo Rastelli

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