Sacchetti biodegradabili a pagamento per la spesa – Come fare per aggirare questa odiosa legge?


Tutela consumatore, tutela consumatore - sacchetti biodegradabili spesa

Dopo l’approvazione della legge che ci obbliga a pagare i sacchetti biodegradabili per frutta e verdura (prima me li portavo da casa) sia io che molta gente, a quanto pare, siamo andati su tutte le furie.

Non è tanto per il costo, ma quanto più per una questione di principio.

Sembra che siamo di fronte alla solita mafia all’italiana: ci obbligano senza se e senza ma a dover pagare di più senza motivi validi?

Perché non li fanno pagare ai supermercati?

Comunque, sto sentendo di molta gente che dice di poter aggirare questa fastidiosa “novità” applicando direttamente gli scontrini sopra ogni alimento che si va ad acquistare.

E’ possibile? Funziona davvero?

Come da lei accennato, a partire dal 1 gennaio 2018 i sacchetti biodegradabili che al supermercato usiamo per frutta e verdura sono obbligatoriamente tutti in plastica biodegradabile e compostabile, ma solo usa e getta e sempre a pagamento.

Per gli alimenti sfusi, infatti, le buste riutilizzabili sono state bandite.

Come sempre, a mettere nero su bianco il divieto è stata lettera con cui il ministero dell’Ambiente ha risposto ai dubbi della grande distribuzione.

Dunque, questa pratica rappresenta l’ennesimo balzello a carico dei consumatori, nonostante in Europa ci siano supermercati in cui i sacchi riutilizzabili sono ammessi e incentivati anche per frutta e verdura.

Comunque, quello che ha fatto scattare la rabbia di molti consumatori, come lei, riguarda il costo aggiuntivo di questi sacchetti.

Infatti, l’onere può variare dai 2 fino ai 10 centesimi, e il prezzo deve essere esposto sia vicino alla merce da imbustare, sia indicato sullo scontrino fiscale.

Chi utilizza sacchetti non idonei può incorrere in una sanzione che va dai 2500 ai 25000 euro.

Sembra che il prezzo medio annuo per famiglia sarà di ulteriori 50 euro: bella beffa.

Partita la nuova norma, però, da qualche giorno sui social spuntano ovunque testimonianze fotografiche di consumatori che stanno mettendo in atto la strategia da lei indicata, ovvero pesare singolarmente ogni alimento, e applicare l’etichetta con il prezzo direttamente su di esso.

Purtroppo, però, per comodità e semplicità i sacchetti vengono addebitati al cliente direttamente alla cassa, tramite la lettura del codice a barre sull’adesivo con il prezzo.

Quindi non soltanto chi ha pensato di boicottare i sacchetti biodegradabili ha perso del tempo prezioso, ma presentando più adesivi con codici a barre ha anche pagato più sacchetti di quanti effettivamente necessitava, senza usufruirne.

Che grande paese l’Italia, eh?

3 Gennaio 2018 · Andrea Ricciardi

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