Pignoramento del conto corrente intestato al de cuius (ancora in comunione) – Può essere promosso da Agenzia delle Entrate Riscossione per debiti del coerede

Nell’anno 2017, Equitalia ha tentato il pignoramento di un mio conto corrente presso una piccola banca locale: in realtà io in quell’anno non avevo più alcun rapporto con quell’istituto. Infatti li avevo avuti fino al 2010.

Ora però, dopo il decesso di mia madre avvenuto in questo anno, devo presentare la successione (mia madre era proprietaria di un piccolo appartamento) e la stessa intrattiene un conto corrente proprio in quella banca dove 2 anni prima appunto Equitalia aveva tentato il pignoramento. Il quesito sarebbe il seguente: poichè io sono erede con mia sorella della somma in essere sul conto della mamma, circa 50 mila euro, la banca ha ancora in evidenza il tentativo di pignoramento e può trattenermi i denari, premesso che io non apro un conto corrente, o questo non ha più valore e io posso senza problemi ritirare il mio 50% della somma depositata?

Nella situazione prospettata, la liquidità in conto corrente della madre defunta, prima della divisione, è un bene in comunione fra i coeredi, di cui uno risulta debitore della Pubblica Ammninistrazione, per la quale agisce Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia).

E’ certo che Agenzia delle Entrate Riscossione (ADER) non possa agire pignorando la quota del conto corrente bancario ancora indiviso del debitore se la massa ereditaria in comunione comprende anche altri beni (Corte di Cassazione pronuncia 6809/2013). Infatti, i giudici, con la pronuncia citata, hanno asserito che non è ammissibile l’espropriazione forzata della quota di un singolo bene indiviso, quando la massa in comune comprenda più beni della stessa specie, perché, potendo, in sede di divisione, venire assegnato al debitore una parte di un altro bene facente parte della massa, il pignoramento potrebbe non conseguire i suoi effetti, per inesistenza nel patrimonio del debitore, dell’oggetto dell’esecuzione.

Se, invece, l’unico bene ereditato è il conto corrente, ADER potrà procedere con il pignoramento e il giudice assegnerà al concessionario della riscossione metà del saldo.

Tuttavia, è necessaria una nuova notifica alla banca e al debitore sottoposto ad azione esecutiva da parte di ADER: infatti l’efficacia del pignoramento è limitata nel tempo: essa è soggetta a un termine di novanta giorni. Se, entro tale termine, non viene compiuto il successivo atto di impulso processuale, cioè l’istanza di vendita o di assegnazione delle cose pignorate, esso diviene inefficace (articolo 497 codice di procedura civile).

Tutto questo per dire che le conviene accelerare per quanto possibile la pratica di successione e di divisione del saldo, e trasferire altrove la liquidità ereditata, magari su un conto corrente intestato a sua sorella.

7 Ottobre 2019 · Simonetta Folliero

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