Obolescenza programmata degli smartphone? - Ecco come difendersi acquistando telefoni modulari

Sto seguendo con molta attenzione la vicenda legata all'obsolescenza programmata degli smartphone adottata dai produttori per costringerci, nel tempo, ad acquistare prodotti nuovi anche contro il nostro volere.

Ma c'è un rimedio per difenderci da questa pratica?

Ne abbiamo parlato spesso in questi giorni, dello scandalo venuto alla luce, e sanzionato dall'Agcm, riguardo l'obsolescenza programmata, o pianificata, degli smartphone Apple e Samsung: attuando questa pratica, i produttori citati rilasciavano aggiornamenti volti a danneggiare i vecchi modelli, costringendo i consumatori a procurarsene sempre di nuovi.

Una cosa simile accade già per le cartucce delle stampanti, che hanno una sorta di data di scadenza e dopo qualche mese dal primo utilizzo smettono di funzionare.

Ma c'è una soluzione per evitare questa dannosa e sleale pratica?

Forse sì.

Avete mai sentito parlare di smartphone modulari?

Si tratta di un cellulare composto da più pezzi che si possono così sostituire più volte.

Con questi modelli infatti si potrà cambiare di volta in volta la componente che funziona peggio.

Questa soluzione, non solo risolverebbe la questione dell'obsolescenza programmata, ma è anche un modo per risparmiare allungando la vita dei propri telefoni.

Gli smartphone modulari potrebbero sembrare, un prodotto tecnologico d'avanguardia: effettivamente si tratta della verità raccontata dai fatti, poichè gli smartphone modulari vennero per la prima volta elaborati nel 2013 da un designer olandese, Dave Hakkens, sotto le ali protettive del progetto Phoneblocks.

Ciononostante le radici della modularità degli accessori portatili risale a qualche anno prima, precisamente all'epoca dei palmare portatili: quando il touchscreen era ancora ritenuto un'esclusiva delle stylus-pen, la società americana Handspring mise in commercio una serie di palmari compatibili con un sistema di cartucce.

A metà strada tra applicazioni antesignane e moduli per l'espansione delle funzionalità del device, le Springboard Expansion Slot permettevano di installare nuovi giochi o software interni così come di aggiungere il supporto alle reti Bluetooth e wireless, registratori vocali o lettori MP3.

Dagli anni ’90 la storia degli smartphone modulari compie un balzo sino al 2011, anno in cui la società israeliana Modu presenta uno smartphone modulare: le vendite non sono entusiasmanti e l'azienda chiude i battenti, ma Google percepisce le potenzialità del progetto e ne acquista i brevetti per 5 milioni di dollari.

Due anni dopo, insieme al Phoneblock, viene eseguita anche la presentazione del Project Ara da parte di Motorola Mobility, i cui bozzetti verranno mantenuti da Mountian View quando questa venderà Motorola a Lenovo.

Con l'annuncio prima del PuzzlePhone da parte dell'azienda finlandese Circular Devices Oy nel 2014, poi con la messa in vendita del FairPhone 2 per conto della società etica olandese omonima l'anno dopo, l'attesa per un device modulare sale alle stelle.

Sempre nel 2015 Google annuncia al meeting annuale che una Developer Edition del Project Ara sarebbe stata distribuita agli sviluppatori.

Nel frattempo LG anticipa la rivale lanciando nel 2016 LG G5, un device dotato di batteria intercambiabile.

Nonostante lo smartphone della casa coreana venga seguito dal Moto Z che introduce le Moto Mods – case modulari che consentono di apportare ulteriori features e supporti al telefono – Google smantella definitivamente il Project Ara nel tardo 2016, annunciando la chiusura degli sviluppi sul progetto.

Nonostante, però, il disfattismo da parte di Google, molte società di primo e secondo piano non si sono rassegnate all'idea di lasciare a prender polvere ai progetti di modularità lanciati nel corso degli anni.

Se infatti la popolazione Android non è forse pronta ad un cambiamento tanto radicale quale uno smartphone interamente modulare può rappresentare, l'introduzione progressiva di modelli dotati di aspetti parzialmente aderenti al concept originale può costituire la strada vincente.

I modelli attualmente in commercio sono:

  • Motorola Moto Z2 è ciò che di più si avvicina ad uno smartphone modulare in commercio attualmente
  • Motorola Moto Z2: schermo da 5,5 pollici Super Amoled HD, Android 7.1 Nougat, dotato di 4GB di memoria RAM, 64GB di memoria interna, processore Qualcomm Snapdragon MSM8953, fotocamera da 12MB con supporto al 4K @30fps, batteria da 3.000mAh e supporto ad una vasta serie di Moto Mods, dal modello che aggiunge una stampante per le fotografie Polaroid a quello che integra due mega-altoparlanti esterni JBL, è in vendita su Amazon a 252,15€ + 8,90€ di spese di spedizione.
  • LG G5: schermo da 5,3 pollici Ultra HD, dotato di 3GB di memoria RAM, 32GB di memoria di archiviazione interna, processore Qualcomm Snapdragon 625, fotocamera da 16MPixel ma soprattutto di una batteria modulare da 2.800mAh, è in vendita su Amazon a 254,47€.
  • BLOCKS: il primo smartwatch modulare, aveva sbancato su Kickstarter e promesso di iniziare le spedizioni già nell'ultimo trimestre del 2016, ma era stato poi rimandato sino al Q2 del 2017. Grazie ai moduli integrati è possibile ampliare le funzionalità del dispositivo indossabile, ed è ora disponibile al pre-ordine ad un prezzo base di 257$ + 15$ di spese di spedizione.

Altra ottimale conseguenza dell'uso dei telefoni modulari è la diminuzione della spazzatura elettronica composta dai dispositivi cellulari in disuso e che è difficile da smaltire.

30 ottobre 2018 · Patrizio Oliva

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