Cosa succede alla mia pensione se non pago più le cartelle esattoriali?


Pignoramento conto corrente carta con IBAN e libretto di deposito, pignoramento pensione

Percepisco una pensione da lavoro di euro mille e quattrocento, al netto delle trattenute di un pignoramento di 1/5 di 147 euro e di un prestito di euro 72.

Ho iniziato a pagare una cartella per 52 euro mensili. Mi è stata notificata una nuova serie di cartelle di pagamento perché ho aderito alla rottamazione.

Dovrei pagare circa ottomila euro con rate di 700 e 350 euro. Che vanno a sommarsi alle 52,00€.

Nella malaugurata ipotesi di altre cartelle, il pagamento mensile va in coda o bisogna pagare tutte le rate che vanno a sommarsi? La mia pensione ed ho solo quella, non mi consente di garantire una vita tranquilla. Cosa mi succede se non pago? Il mio C/C dove viene accredita la pensione è cointestato.

Se non pagasse più le cartelle esattoriali, quelle rateizzate, quelle rottamate e quelle che verranno, dal conto corrente cointestato (dove viene accreditata la pensione) potrà essere prelevato il 50% del saldo al netto di mille e 374 euro che devono essere, comunque, lasciate disponibili al debitore sottoposto ad azione esecutiva.

Ma, come sempre consigliamo a tutti – per evitare problemi, con la conseguente esigenza di dover ricorrere al giudice delle esecuzione (con il supporto di un avvocato a cui pagare la parcella) per porre rimedio a pignoramenti, non conformi alla normativa vigente (sempre possibili da parte di Agenzia delle Entrate Riscossione) che potrebbero danneggiare, oltre il dovuto, il cointestatario – il conto corrente del debitore dovrebbe essere intestato a lui soltanto (non cointestato) ed utilizzato esclusivamente per l’accredito della pensione.

Inoltre, ad ogni accredito mensile, il rateo dovrebbe essere immediatamente trasferito su un conto corrente intestato a persona di fiducia, senza lasciare, in pratica, giacenze sul conto corrente del pensionato debitore.

La stessa pensione potrà essere sottoposta alla fonte, presso INPS, a decurtazione mensile del 20% del rateo eccedente il minimo vitale per tutto il tempo necessario a rimborsare il debito complessivo accumulato nei confronti della Pubblica Amministrazione (Inps, Agenzia delle Entrate, Comuni e Regioni), con le cartelle esattoriali.

Per farla breve, dal momento che il minimo vitale per il 2019 è pari a 687 euro (una volta e mezza l’importo massimo dell’assegno sociale), se lei non pagasse più un centesimo per le cartelle esattoriali a carico, le verrebbe prelevato mensilmente dall’INPS il 20% di (1.400 – 687) euro, cioè una somma di 142,6 euro.

13 Luglio 2019 · Giorgio Martini

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