Convivenza di fatto e diritto di abitazione della convivente superstite

Il mio compagno, proprietario dell’appartamento in cui abbiamo convissuto negli ultimi dieci anni, è deceduto il mese scorso: io convivevo di fatto con lui, anche se ho residenza anagrafica in altro comune.

I figli, eredi, pretendono che io lasci immediatamente libero l’appartamento. Posso oppormi a tale richiesta?

La Suprema Corte di cassazione, con la sentenza 10377/2017, ha chiarito che la convivenza more uxorio, quale formazione sociale che dà vita ad un autentico consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità. tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata.

Con riferimento al diritto di abitazione, in particolare, per il convivente di fatto superstite occorre far riferimento al comma 42 della legge 76/2016 secondo cui in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza (ed in assenza di figli della coppia more uxorio) il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni (in pratica per un lasso di tempo ragionevolmente sufficiente a consentite al convivente superstite di provvedere in altro modo a soddisfare l’esigenza abitativa).

Infine, riguardo all’accertamento della stabile convivenza, l’Agenzia delle Entrate (circolare 7/2018) ha precisato che lo status di convivente può essere riconosciuto sulla base di una autocertificazione, sebbene la convivenza con il de cuius non risulti da alcun registro anagrafico e la convivente superstite non abbia la residenza anagrafica nella casa di proprietà del defunto.

7 Novembre 2019 · Marzia Ciunfrini

Social Mailing e Feed


condividi su FB     condividi su Twitter     iscriviti alla newsletter del blog     iscriviti al feed RSS degli articoli del blog forum

Seguici su Facebook

Approfondimenti

Eredità e diritto di abitazione concesso al convivente di fatto dalla proprietaria dell'appartamento
Il contratto di convivenza di fatto stipulato da mia madre con il suo compagno, prevede che alla morte del proprietario della casa di comune abitazione (in questo caso mia madre) il convivente avrà diritto di rimanere nell'appartamento per alcuni anni. Tramite scrittura privata loro hanno deciso di aggiungere "finché lui lo riterrà opportuno" privando me (unica figlia ed erede) della possibilità di usufruire della casa. Vorrei sapere se la condizione economica dell'erede (nel mio caso ad esempio la mancanza di un lavoro e di una casa di proprietà) può fare annullare tali diritti del convivente (il quale possiede comunque ampiamente ...

Diritto di abitazione spettante al coniuge superstite in casa coniugale di proprietà di terzi
Mio padre, rimasto vedovo, ha acquistato l'immobile ove risiedeva intestandoselo come prima casa e, pochi mesi dopo, ha contratto un nuovo matrimonio, in regime di comunione dei beni. La nuova moglie, proprietaria di un'altra abitazione, non ha mai trasferito la residenza nella casa acquistata da mio padre. Durante l'anno alternavano la convivenza in una o nell'altra abitazione. Mesi prima di morire, con atto notarile, mio padre decideva di vendere la nuda proprietà dell'immobile, precedentemente acquistato, ai suoi due nipoti con la salvaguardia dell'usufrutto per sè stesso. Dopo la morte di mio padre la moglie vi dimora stabilmente, ma vi ha ...

Al coniuge separato superstite nessun diritto di abitazione nella casa del coniuge separato premorto se la convivenza fra coniugi era già cessata al momento del decesso
In caso di separazione personale dei coniugi e di cessazione della convivenza, l'impossibilità di individuare una casa adibita a residenza familiare fa venire meno il presupposto oggettivo richiesto ai fini dell'attribuzione di tale diritto. Se, infatti il diritto di abitazione (e il correlato diritto d'uso sui mobili) in favore del coniuge superstite può avere ad oggetto esclusivamente l'immobile concretamente utilizzato prima della morte del de cuius come residenza familiare, è evidente che l'applicabilità della norma in esame è condizionata all'effettiva esistenza, al momento dell'apertura della successione, di una casa adibita ad abitazione familiare; evenienza che non ricorre allorché, a seguito ...

Dove mi trovo?