Legge sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento per il debitore non professionista

Ho debiti verso 2 finanziarie per 2 prestiti personali e due carte di credito che, per gravi problemi economici non posso più pagare, pur avendo uno stipendio.

Illustro la situazione debitoria: 50 mila euro con rata da 750 euro, 8 mila euro con rata da 130 euro; e debiti di 2000 e 2500 euro per carte di credito con rate da 80 e 100 euro.

Inoltre mutuo con rata mensile di 500 euro, sempre pagato regolarmente (per fortuna almeno quello).

Vorrei sapere come funziona la cosa, Lo stipendio è, al netto della cessione del quinto di 1400 euro mensili e una piccola pensione di invalidità sul lavoro di 200 euro.

Quindi, si potrebbe chiedere al Giudice di pagare regolarmente il mutuo e per le rate che rimangono; proporre per esempio 150 euro per uno e 50 per l’altro e circa 25 euro mensili per le carte di credito? Che comunque ogni mese sarebbero 750 euro totali e quindi mi rimarrebbero per vivere 850 euro per mangiare e le bollette (siamo in 4 a casa. Sarà durissima comunque, ma le società di recupero crediti ci stanno facendo perdere la ragione con le loro insistenze a tutte le ore.

Inoltre, per far fronte ai pagamenti in questi ultimi mesi di rate arretrate, con la promessa (falsa) del recupero crediti che la banca avrebbe ristrutturato il debito, ci siamo ulteriormente indebitati lasciando da pagare tributi ai comuni, bollo auto ecc.

Infine, chiedere il fallimento familiare quali problemi potrebbe comportare? E, soprattutto è una cosa costosa? Perchè chiaramente in questo caso non potremo andare avanti.

E ancora, la Banca che ci ha concesso il finanziamento di 50 mila euro, ci hanno detto che non avrebbe potuto farlo per le leggi italiane, in quanto con le rate del mutuo e dell’altro finanziamento superavamo già il 40% del reddito mensile e che, una volta concesso, avevamo il 70% del reddito mensile impegnato al servizio del debito. La domanda è: si può contestare il comportamento scorretto della banca?

Lei ha praticamente abbozzato un piano del consumatore, ovvero, una delle tre opzioni possibili per uscire dalla spirale dei debiti con la legge 3/2012 (accordo con i creditori, piano del consumatore, appunto, e liquidazione volontaria del patrimonio).

Per il piano del consumatore non è necessario il preventivo accordo dei creditori, in quanto finalizzato, a giudizio insindacabile del giudice preposto, a coniugare le esigenze di rimborso dei crediti erogati compatibilmente ad un livello sostenibile di vita per il debitore.

Quello che resta da fare è individuare un’associazione di consumatori che metta a disposizione, a costi contenuti, un professionista in grado di fornirle la necessaria assistenza tecnica come organismo per la composizione della crisi da sovraindebitamento, così come previsto dalla legge 3/2012: si tratta in pratica di un avvocato, un commercialista o un notaio che possa documentare di essere stato nominato, in almeno quattro occasioni, curatore fallimentare, commissario giudiziale, delegato alle operazioni di vendita in procedure esecutive immobiliari o liquidatore.

Anche la cancelleria del Tribunale territorialmente competente (in base alla residenza del debitore che vuole fruire della procedura) può eventualmente fornirle utili indicazioni.

Una volta assunto l’incarico, il professionista, interfacciandosi con il giudice delegato alla composizione delle crisi da sovraindebitamento, dovrà cercare con lei di concordare proprio l’importo delle rate da pagare per servire il debito, in modo da ottenere l’omologazione del piano del consumatore da lei presentato.

Suggerirei di tralasciare ogni tentativo di riferirsi, alla banca che ha erogato il prestito, come al soggetto colpevole della situazione di sovraindebitamento in cui lei attualmente versa.

6 Ottobre 2015 · Annapaola Ferri

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