Gli aggiornamenti software danneggiano lo smartphone? Antitrust multa Apple e Samsung per obsolescenza pianificata

Dopo aver effettuato l'ultimo aggiornamento IOS, su un Iphone, il mio telefono si è rallentato considerevolmente e dopo poche settimane ho dovuto cambiarlo: sarò un complottista ma questi aggiornamenti del software sembrano essere fatti apposta.

Non è la prima volta che mi succede: ho riscontrato la stessa cosa anche con Android di Samsung.

Possibile che nessuno se ne accorga e contrasti il fenomeno?

Spesso e volentieri, quasi tutti, ci siamo chiesti come mai il nostro telefonino, dopo un'aggiornamento software, Android o Ios che sia, andasse sempre più velocemente in malora, rallentandosi e costringendoci, in poco tempo, a comprarne un altro, più nuovo e più costoso.

Parlare di obsolescenza pianificata, ovvero dell'intento dei costruttori degli smartphone di danneggiare appositamente i telefonini con questi aggiornamenti e portarci, poteva sembrare un delirio complottista.

Invece, qualcosa di vero c'è.

Ad esito di due complesse istruttorie, infatti, l'AGCM (Antitrust o Autorità garante della concorrenza e del mercato) ha accertato che le società del gruppo Apple e del gruppo Samsung hanno realizzato pratiche commerciali scorrette in violazione degli artt. 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo in relazione al rilascio di alcuni aggiornamenti del firmware dei cellulari che hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni, in tal modo accelerando il processo di sostituzione degli stessi.

Tali società hanno, infatti, indotto i consumatori, mediante l'insistente richiesta di effettuare il download e anche in ragione dell'asimmetria informativa esistente rispetto ai produttori, ad installare aggiornamenti su dispositivi non in grado di supportarli adeguatamente, senza fornire adeguate informazioni, né alcun mezzo di ripristino delle originarie funzionalità dei prodotti.

In particolare, Samsung ha insistentemente proposto, dal maggio 2016, ai consumatori che avevano acquistato un Note 4 (immesso sul mercato nel settembre 2014) di procedere ad installare il nuovo firmware di Android denominato Marshmallow predisposto per il nuovo modello di telefono Note 7, senza informare dei gravi malfunzionamenti dovuti alle maggiori sollecitazioni dell'hardware e richiedendo, per le riparazioni fuori garanzia connesse a tali malfunzionamenti, un elevato costo di riparazione.

Quanto a Apple, essa ha insistentemente proposto, dal settembre 2016, ai possessori di vari modelli di iPhone 6 (6/6Plus e 6s/6sPlus rispettivamente immessi sul mercato nell'autunno del 2014 e 2015), di installare il nuovo sistema operativo iOS 10 sviluppato per il nuovo iPhone7, senza informare delle maggiori richieste di energia del nuovo sistema operativo e dei possibili inconvenienti – quali spegnimenti improvvisi – che tale installazione avrebbe potuto comportare.

Per limitare tali problematiche, Apple ha rilasciato, nel febbraio 2017, un nuovo aggiornamento (iOS 10.2.1), senza tuttavia avvertire che la sua installazione avrebbe potuto ridurre la velocità di risposta e la funzionalità dei dispositivi.

Inoltre, Apple non ha predisposto alcuna misura di assistenza per gli iPhone che avevano sperimentato problemi di funzionamento non coperti da garanzia legale, e solo nel dicembre 2017 ha previsto la possibilità di sostituire le batterie ad un prezzo scontato.

Nei confronti di Apple è stata altresì accertata una seconda condotta in violazione dell'art. 20 del Codice del Consumo in quanto la stessa, fino a dicembre 2017, non ha fornito ai consumatori adeguate informazioni circa alcune caratteristiche essenziali delle batterie al lito, quali la loro vita media e deteriorabilità, nonché circa le corrette procedure per mantenere, verificare e sostituire le batterie al fine di conservare la piena funzionalità dei dispositivi.

Alle due imprese sono state applicate sanzioni pari al massimo edittale, tenuto conto della gravità delle condotte e della dimensione dei professionisti: a Samsung 5 milioni di euro e ad Apple 10 milioni di euro (5 milioni per ciascuna delle due pratiche contestate).

Entrambe le imprese dovranno inoltre pubblicare sulla pagina in italiano del proprio sito internet una dichiarazione rettificativa che informi della decisione dell'Autorità con il link al provvedimento di accertamento.

Nel corso dell'attività ispettiva, i funzionari dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si sono avvalsi dell'ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

24 ottobre 2018 · Gennaro Andele

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