Affidamento di credito in conto corrente e recesso della banca

Il debitore che agisca per far dichiarare arbitrario l’atto di recesso di una banca dal rapporto di affidamento di credito (fido) e, in particolare, per far affermare che il recesso non sia stato rispettoso della regola della giusta causa (in quanto prevista dal contratto stipulato dalle parti) ha l’onere di allegare che le giustificazioni date dalla banca non risultano ragionevoli, dimostrando la sufficienza della propria garanzia patrimoniale, così come residuata dopo gli atti dispositivi compiuti.

E’ evidente che la Banca, per esercitare il suo diritto di recesso, non deve accertare (e dimostrare) che sussista un vero e proprio stato di insolvenza dei debitori:in tal modo si richiederebbe ad essa, irragionevolmente, di recuperare il proprio credito quando questo sia divenuto addirittura irrecuperabile. Tuttavia, non basta un qualsiasi atto di disposizione del proprio patrimonio perché il creditore bancario possa dirsi, a giusto titolo, allarmato dal comportamento del suo debitore.

Così i giudici della Corte di cassazione hanno motivato la sentenza 17291/16.

25 Agosto 2016 · Marzia Ciunfrini

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Stai leggendo Affidamento di credito in conto corrente e recesso della banca Autore Marzia Ciunfrini Articolo pubblicato il giorno 25 Agosto 2016 Ultima modifica effettuata il giorno 23 Luglio 2017 Classificato nella categoria conti correnti bancari e postali e libretti di deposito a risparmio Inserito nella sezione assegni cambiali e conti correnti

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