Le spese e le tasse relative all'ex casa familiare dopo la separazione

Anche sulle spese c'è da fare una distinzione: spese ordinarie e spese straordinarie.

Quelle ordinarie, come la manutenzione dell'immobile, le spese condominiali ordinarie e le bollette, vanno pagate da chi occupa la casa, per via della effettiva fruizione dei servizi ai quali tale spese fanno riferimento.

Quelle straordinarie, invece, come quelle relative alle ristrutturazioni sull'immobile cointestato, dovranno essere divise a metà da ciascuno.

Per quanto si attiene ad immobili e arredi, di solito, e salvo diverso accordo delle parti, i Tribunali sono soliti assegnare, specie se vi siano figli conviventi, la casa coniugale insieme ai mobili che la arredano, a prescindere da chi ne sia il proprietario.

Ciò sulla base del principio di maggior tutela riservato alla eventuale prole, che ha diritto a
veder conservata l'integrità dell'habitat domestico.

Vanno esclusi, tuttavia, i beni di stretto uso personale, ovvero tutto ciò che è utile al fine dell'esercizio della professione.

Rientrano in questa categoria anche i beni voluttuari come, ad esempio, i soprammobili o i quadri.

Veniamo alle tasse.

Per quanto riguarda all'IMU, o TRISE o TASI, l'obbligo al pagamento spetta al titolare del diritto di godimento e non al proprietario dell'immobile.

Pertanto è il coniuge assegnatario dell'immobile che di fatto vive nell'appartamento a dover pagare l'imposta.

Egli potrà beneficiare delle agevolazioni sulla abitazione principale, sempre che abiti e risieda nell'appartamento.

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Commenti e domande dei lettori

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  • massilau 23 novembre 2013 at 09:51

    Sono titolare di una pensione INPS; nel 2011 ho fatto la cessione di 1/5 a una finanziaria per problemi economici; lo stesso anno mi sono separato legalmente dalla moglie e il giudice ha assegnato a mia moglie e a mio figlio la casa e un assegno mensile. A causa di debiti contratti con la mia azienda che poi è fallita, il curatore ha chiesto tramite il Tribunale il sequestro conservativo ( da confermare nella causa di merito la cui prima udienza è fissata il 20-02-2014) di un ulteriore 1/5 della pensione. Il giudice ha ordinato il sequestro di un altro 1/5 della pensione nonostante la cessione effettuata antecedentemente e senza tenere conto del pagamento mensile alla mia ex-moglie. Così facendo mi ritrovo, dedotto i 2/5 e l'assegno di € 1300,00 mensile a mia moglie con un residuo di pensione di circa 400,00. E' corretto quanto disposto dal giudice ? E' opportuno e utile fare ricorso ? Grazie

    • Giorgio Valli 23 novembre 2013 at 11:51

      Il giudice deve tener conto solo di eventuali cessioni del quinto e dei pignoramenti in corso. E, fare in modo che la pensione del debitore esecutato non scenda al di sotto della metà di quanto percepito al netto delle ritenute di legge e al lordo dei pignoramenti e delle cessioni in corso. Per i pensionati, poi, il giudice deve anche verificare che il residuo mensile di cui il debitore esecutato può disporre, dopo il prelievo presso terzi, non risulti inferiore al minimo vitale (500 euro circa).

      Ora, è sufficiente che lei divida per due la sua pensione al netto delle ritenute di legge e prima dei prelievi effettuati dall'INPS a favore dei creditori. Questa e la capienza.

      Poi sommi gli importi relativi alla cessione del quinto ed al pignoramento intervenuto. Il risultato indica la quota prelevata.

      Se la quota prelevata è minore della capienza (e se la capienza è maggiore del minimo vitale) non ha alcun senso presentare opposizione.

      L'equivoco circa il calcolo del residuo che il pensionato si ritrova corrisposto dopo la falcidia operata dal creditore cessionario, dal creditore pignoratizio, dalla banca che reclama il mutuo mensile e dall'ex coniuge che pretende l'assegno di mantenimento, nasce dalla circostanza che per il giudice il mutuo e l'assegno di mantenimento non rientrano negli importi di cui tener conto, se non sono già stati oggetto di azione esecutiva nei confronti del debitore.

      Se, ad esempio, lei smettesse di corrispondere l'assegno di mantenimento mensile alla sua ex, e la sua ex agisse esecutivamente nei suoi confronti, il massimo a cui ella avrebbe diritto sarebbe l'importo ottenuto dalla capienza diminuita dalla quota ceduta e da quella già pignorata.

      Molto meno, mi sembra dei 1300 euro attuali.

      La ratio di questo approccio, per tentare di fornirle una motivazione razionale, è, tanto per dirne una, quella di impedire che il debitore, con un accordo "generoso" verso la ex coniuge in sede di separazione consensuale, possa mettere in atto un'azione finalizzata ad ostacolare il rimborso di eventuali creditori.