Accesso agli atti e silenzio rifiuto - Equitalia condannata dal TAR Lazio all'ostensione della documentazione richiesta

Con sentenza numero 2660 del 6 marzo 2013, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha accolto il ricorso proposto da un contribuente avverso il silenzio rifiuto opposto da Equitalia relativamente ad un'istanza di accesso agli atti finalizzata ad acquisire documentazione per l'esercizio del diritto di difesa in un contenzioso avente ad oggetto la verifica della legittimità di una iscrizione ipotecaria e la richiesta di risarcimento del danno, nonché in un processo penale, pendente in fase di appello, nei confronti del funzionario responsabile del procedimento.

Il ricorrente aveva richiesto di poter prendere visione ed ottenere copia di una serie di documenti. In particolare degli atti sottesi all'avvenuta iscrizione ipotecaria su di un immobile di sua proprietà e a quelli dai quali poter evincere i nomi dei responsabili del procedimento che a tale iscrizione ipotecaria aveva condotto.

Il Tar Lazio ha accolto il ricorso sottolineando in particolare come la giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito che, ai sensi dell'articolo 22 legge numero 241/90, il soggetto che detiene la documentazione oggetto di istanza di ostensione non deve delibare la fondatezza della pretesa sostanziale per la quale occorrono tali atti o sindacare sulla utilità effettiva di questi, in quanto il diritto d'accesso è conformato dalla legge per offrire al titolare, più che utilità finali (caratteristica, questa, ormai riconoscibile non solo ai diritti soggettivi, ma anche agli interessi legittimi), poteri autonomi di natura procedimentale volti ad implementare la tutela di un interesse (o bisogno) giuridicamente rilevante, per cui il limite di valutazione della Pubblica Amministrazione sulla sussistenza di un interesse concreto, attuale e differenziato all'accesso ai documenti, che è correlativamente pure il requisito di ammissibilità della relativa azione, si sostanzia solo nel giudizio estrinseco sull'esistenza di un legittimo bisogno differenziato di conoscenza in capo a chi richiede i documenti, purché non preordinato ad un controllo generalizzato ed indiscriminato di chiunque all'azione amministrativa, espressamente vietato dall'articolo 24 comma 3 legge numero 241/90 cit. (Cons. Stato, Sez. III, 7.8.12, numero 4530).

In pratica, il diritto di accesso agli atti è un diritto soggettivo e il giudice, laddove vi sia un interesse concreto, diretto e attuale del ricorrente, può ordinare l'ostensione richiesta sulla quale si sia formato il silenzio rifiuto.

14 marzo 2012 · Ludmilla Karadzic

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