Fino a quando il socio illimitatamente e solidalmente responsabili risponde dei debiti tributari della società?

La Corte di Cassazione, con la sentenza 7688 del 27 marzo 2013, ha sancito che il certificato rilasciato dalla Camera di Commercio è sufficiente a provare la cessione di quota.

Ad avviso dei Supremi giudici gli articoli 22, 57, 2290 e 2300 del codice civile prevedono che il socio di una società in nome collettivo che abbia perduto tale qualità risponde, nei confronti dei terzi (e quindi anche dell'Amministrazione finanziaria) delle obbligazioni sociali sorte fino al momento in cui la cessione sia stata iscritta nel registro delle imprese o fino al momento anteriore in cui il terzo sia venuto a conoscenza della cessione.

7 luglio 2013 · Marzia Ciunfrini

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  • beppe666 21 novembre 2013 at 10:56

    Scusate l’ignoranza la denuncia a chi presentarla e in quali modi è necessario l’ assistenza di un legale?

    • Giorgio Valli 21 novembre 2013 at 11:04

      Non è necessario un legale. Un esposto si può presentare in qualsiasi commissariato di polizia.

  • beppe666 21 novembre 2013 at 09:52

    Le liquidazioni delle dipendenti di circa 20000 euro utenze gas luce telefono 2000 , aquisto dell’ attività 50000 euro affitto del locale(500,00 euro mensili) attività aperta da circa 6mesi.
    Un cosiglio visto che le dipendenti mi tempestano di telefonate mi vengono a cercare sotto casa che vogliono i loro soldi giustamente ma noi non ‘è che non vogliamo pagare e che dobbiamo pensare a sopravvivere,la società è intestata a mia moglie è nulla tenente a parte una macchina di 10 anni io sono un lavoratore precario una macchina intestata di 15 anni abbiamo la comunione dei beni come possiamo difenderci dalle molestie di dipendenti (2 per essere precisi ) e dai futuri recuperi crediti privati e dello stato ripeto noi ci teniamo a pagare i nostri debiti considerato che i dipendenti hanno famiglie è per noi un dovere pagare le tasse ma sto già raschiando il fondo del barile
    Aiutooooo!!!!!!!

    • Giorgio Valli 21 novembre 2013 at 10:02

      Abbiamo sempre scritto che i creditori possono reclamare il dovuto solo attraverso le normali procedure giudiziali. Non possono certo molestare i propri debitori. Questo vale anche per lei, sua moglie, le ex dipendenti.

      Quindi non le resta che denunciare chi la molesta, se se la sente. Altro non c’è da fare.

  • beppe666 20 novembre 2013 at 10:19

    Quindi? cosa puo’ fare mia moglie chiudere l’attività e aspettarsi delle azioni ingiuntive da parte delle sue dipendenti e dallo stato e se cosi’ fosse ha un costo chiudere p.i e cessazione attivita’?
    Perfavore un consiglio per evitare il male peggiore

    • Simone di Saintjust 20 novembre 2013 at 10:25

      I decreti ingiuntivi (da fornitori e ex dipendenti) arriveranno comunque, con o senza fallimento. La chiusura della partita IVA e la cessazione dell’attività hanno costi marginali, che, comunque, non giustificherebbero la prosecuzione dell’attività stessa solo per non farsene carico.

      La durata dell’attività non è rilevante.

      Mi spiace non poterle dare consigli utili, anche perché non conosco la sua situazione passata e presente.

  • beppe666 19 novembre 2013 at 10:49

    Buon giorno mia moglie a fronte di spese non più sostenibili ha deciso di chiudere l’attività ha due dipendenti fornitori utenze delle due dipendenti una si è licenziata l’altra si è messa in malattia in questo modo non può tenere aperta l’attivita’ siamo nulla tenenti conto cointestato regime di comunione dei beni io ho un lavoro precario abbiamo pensato che l’unica soluzione sia il chiedere fallimento quali sono le procedure e a cosa si va incontro ?
    E sopratutto è necessario l’assistenza di un avvocato ?E ancora si paga la richiesta di fallimento?

    • Ludmilla Karadzic 19 novembre 2013 at 15:53

      Se, per l’attività di sua moglie, si è verificata almeno una delle seguenti condizioni:

      1) c’è stato, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;
      2) se sono stati realizzati, nei tre esercizi precedenti, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila;
      3) se sussiste un ammontare di debiti, anche non scaduti, non superiore ad euro cinquecentomila;

      allora sua moglie non può fallire.



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