Gennaro Andele

Con la legge di bilancio, il tanto discusso bonus Cashback è stato eliminato definitivamente: Il motivo è semplice, per la manovra 2022, i soldi a disposizione sono limitati e il cashback è una misura costosa e, allo stesso tempo, sacrificabile.

Il bonus cashback, sostanzialmente, consentiva un rimborso pari al 10% degli acquisti effettuati con mezzi di pagamento tracciabili.

Il programma Cashback si divideva in periodi di 6 mesi ciascuno, a partire dal 1° gennaio 2021.

Per ogni periodo, si poteva ottenere un rimborso massimo di 150 euro, pari a 300 euro annui.

Oltre a questo, era possibile vincere il cosiddetto “super bonus cashback”: un premio da 1.500 euro a favore dei primi 100 mila partecipanti ad aver effettuato il maggior numero di transazioni nel singolo semestre.

L’intero programma, dunque, aveva l’obbiettivo di incentivare i cittadini nell’utilizzo di carte di pagamento (bancomat, carte di credito ecc.), strumenti tracciabili e utili al contrasto dell’evasione fiscale.

Il bonus cashback, anche se è riuscito in parte ad assolvere al suo obbiettivo, è una misura davvero costosa (circa 5 miliardi di euro).

Anche per questo motivo, il governo ha deciso di eliminarlo e di introdurre un altro strumento di lotta all’evasione, questa volta a costo zero.

Sempre in tema di lotta all’evasione fiscale, il governo a guida Mario Draghi sta per rispolverare una vecchia misura, ossia quella di riportare il limite dei pagamenti in contanti a 1.000 euro.

Dunque, per effetto di quanto previsto dal decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020, a partire dal 1° gennaio 2022 non sarà possibile effettuare pagamenti in contanti per un importo superiore a 999,99 euro.


Per visualizzare l'intera discussione, completa di domanda e risposta, clicca qui.