Tullio Solinas

Premesso che per tentare di effettuare una valutazione seria ed affidabile sulla situazione corrente occorrerebbe leggere gli ultimi bilanci societari ed analizzare, in modo approfondito e dettagliato, la situazione debitoria della società e le singole, specifiche, pretese creditorie, in generale si può affermare che, avendo a disposizione la liquidità necessaria, converrebbe sicuramente aumentare il capitale della srl e raggiungere un accordo con i creditori (evitando anche di seguire la procedura di concordato preventivo).

L’altra soluzione prospettata nel quesito è rischiosa: infatti, se la vecchia srl fallisse, difficilmente la nuova riuscirebbe a lavorare e cavalcare la ripresa economica.

Non bisogna mai dimenticare, infatti, che esistono aziende (Cerved, ad esempio) la cui missione è quella di redigere dettagliati report informativi sugli operatori del settore commerciale ed industriale e che le informazioni relative a fallimenti o procedure concorsuali (come il concordato preventivo), possono essere conservate per un periodo di tempo fino a 10 anni dalla data di apertura della procedura del fallimento.

Sarebbe antipatico, e sicuramente foriero di pessima reputazione per la nuova srl, leggere nei report informativi commerciali che la vecchia srl fallita aveva la medesima compagine sociale della nuova srl (e magari anche il medesimo socio amministratore). E sarebbe un vero peccato sciupare il capitale storico di credibilità e serietà della attuale società a responsabilità limitata.

Quindi il consiglio è: se ci sono margini per un aumento di capitale, cercare di raggiungere accordi stragiudiziali con i fornitori insoddisfatti, disinnescando eventuali azioni esecutive in corso. ed evitando di dar vita ad una nuova srl.


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