Lilla De Angelis

Banche e Finanziarie sono società specializzate nel concedere prestiti e lucrare sugli interessi: vi sono poi società specializzate nel gestire crediti in sofferenza, laddove il debitore non è ritenuto più in grado di rimborsare il prestito senza azioni esecutive di riscossione coattiva.

Quindi, in generale, quando una banca o una finanziaria cede il proprio credito – vantato nei confronti di un debitore inadempiente – ad una società di recupero crediti, specializzata nella gestione di prestiti non performanti, vuol dire semplicemente che il creditore ritiene che il debitore non rimborserà più quanto gli è dovuto se non con le maniere forti.

Banche e Finanziarie, di solito, non sono attrezzate per il recupero crediti che presuppone una organizzazione dotata di avvocati nonché di personale specializzato nelle indagini patrimoniali dei debitori: quindi la cessione del credito costituisce, solitamente un segnale neutro per il debitore.

Dal punto di vista esclusivamente legale, la conoscenza del prezzo di cessione del credito non significa che il creditore cessionario debba necessariamente accontentarsi di una cifra lontana dall’importo del prestito non rimborsato: certamente, si può dire, invece, che se il debitore non possiede beni aggredibili (stipendio, pensione, conto corrente) un accordo transattivo a saldo stralcio potrebbe rappresentare un ottimo affare per il debitore dotato di una spiccata propensione per la trattativa.

Se poi il basso prezzo di cessione è dedotto da una visura in CR (Centrale Rischi) della Banca d’Italia, l’informazione è irrilevante: in quel contesto, entrano in gioco meccanismi esclusivamente finalizzati a fare in modo che la segnalazione mensile a cura del creditore cedente, possa continuare anche dopo la cessione e l’appostazione del residuo a perdita di bilancio (basta indicare come prezzo di cessione almeno 250 euro e appostare il resto a perdita di bilancio).


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