Ornella De Bellis

Si viene censiti nella Centrale Rischi (CR) gestita dalla Banca d’Italia quando il credito non rimborsato, erogato da una banca o da una finanziaria, vigilata dal nostro Istituto Centrale di Vigilanza (che un tempo fu anche di emissione) viene classificato a sofferenza (un credito è a sofferenza quando il creditore – in modo autonomo, insindacabile ed unilaterale, in base a propri criteri di valutazione, ritiene che il debitore non sia più in grado di rimborsare il dovuto) e di importo non inferiore a 250 euro.

La banca o la finanziaria creditrice non è più obbligata a segnalare mensilmente alla CR il debitore inadempiente solo quando il debito risulta completamente estinto oppure l’indebitamento complessivo è sceso sotto la soglia di rilevazione per i crediti classificati a sofferenza, soglia che come abbiamo già accennato è pari a 250 euro.

Il credito in sofferenza viene prima o poi ceduto ad una società specializzata nella gestione di crediti cosiddetti “deteriorati” o Non Performing Loans (NPL). Ciò comporta l’appostazione a perdita nel bilancio della creditrice della differenza fra l’importo originario del credito erogato e l’importo pagato dalla cessionaria per acquisire il credito stesso.

Di solito tale importo è sempre superiore o uguale a 250 euro: in questo modo, infatti, risultando il residuo pari o superiore a 250 euro, la banca o finanziaria creditrice originaria può continuare a segnalare mensilmente il debitore inadempiente. In verità, anche qualora l’appostazione a perdita non fosse correlata ad una cessione del credito, il creditore fa in modo che resti un residuo a sofferenza di importo maggiore o uguale a 250 euro: così la segnalazione persiste “vita natural durante”, il che costituisce un motivo di coercizione per il pagamento del debito non rimborsato.

Naturalmente, l’importo che il debitore inadempiente dovrà versare al creditore per ottenere la cancellazione della segnalazione nella Centrale Rischi della Banca d’Italia resta quello effettivamente non rimborsato risultando completamente irrilevanti per il debitore sia il prezzo eventuale di cessione del credito insoddisfatto sia l’entità del credito originario iscritto a perdita nel bilancio della società originaria creditrice.


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