Patrizio Oliva

Sicuramente può pretendere il documento di identità da chi vuole pagare la merce acquistata con un assegno: giusto per poter facilmente e tempestivamente procedere con escussione coattiva nel caso in cui l’assegno risultasse scoperto, emesso senza autorizzazione o, anche, per identificare il soggetto, qualora l’assegno risultasse rubato o smarrito.

Per avere efficacia la richiesta di un documento del traente (chi ha emesso l’assegno), bisognerebbe essere affiliati a servizi che danno l’ok ad accettare l’assegno, dopo aver acquisito le generalità del traente, assumendone la responsabilità in caso di assegno risultato scoperto all’incasso, rubato, smarrito o emesso senza autorizzazione.

In pratica con un assegno scoperto o emesso senza autorizzazione, identificato, o meno, il cliente che lo ha emesso, il beneficiario dovrà sempre sudare le classiche sette camicie per sperare di vedere qualche soldo. In genere, la pratica ottimale è quella di non accettare assegni dagli sconosciuti o meglio, aggiungiamo noi, da persone anche conosciute, nelle quali non sia lecito riporre la massima, incondizionata fiducia.

Per non avere problemi, tuttavia, meglio accettare il contante oppure il pagamento con carta di credito, di debito o prepagata: ancora meglio pretendere sempre e comunque il pagamento con digitazione del pin (anche per importi minimi sotto soglia); in questo modo si evitano fastidi, quando al beneficiario della transazione vengano contestati pagamenti effettuati con carta smarrita o rubata, ma non ancora bloccata.


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