Simonetta Folliero

Come purtroppo spesso accade, chi posta il quesito (chiedendo supporto) non ritiene di dover dettagliare il contesto in cui si sono verificati gli eventi, nè di dover citare le motivazioni con cui la controparte (nella fattispecie Poste Italiane) ritiene di non essere tenuta a ripristinare l’importo sottratto da terzi.

Quindi possiamo limitarci solo a suggerire di inviare a Poste Italiane, con raccomandata AR, un reclamo scritto in cui si sintetizzano gli eventi che hanno portato all’ammanco e si chiede il rimborso di quanto sottratto da terzi.

Passato un mese dalla data in cui il reclamo sarà stato ricevuto da Poste Italiane, sarà possibile presentare un ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario che ha sempre riconosciuto ai clienti, vittime di furti digitali in conti correnti e carte di credito e prepagate, il ristoro (a meno di una piccola franchigia) di quanto addebitato con operazioni tempestivamente disconosciute, quando non fosse stata ravvisata grave negligenza nel mantenere strettamente riservate le credenziali o imprudenza colpevole nel rendere note le stesse (phishing) a terzi, poi rivelatisi delinquenti malfattori.

Il ricorso può essere presentato via web (qui le istruzioni) al solo costo di 20 euro, che saranno restituiti all’istante in caso di accoglimento.

Non è necessario il supporto di un avvocato: sarà sufficiente scrivere una breve, ma dettagliata, memoria, sulla falsariga di quanto esposto in questo forum, esponendo i fatti che hanno determinato l’ammanco, e contestando il rifiuto della controparte a ripristinare il saldo contabilizzato prima dell’operazione di addebito disconosciuta, nonché allegando la denuncia querela presentata alle forze dell’ordine.

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