Ludmilla Karadzic

Le sorti della posizione debitoria di sua moglie, anche a fronte di un eventuale fallimento della ditta individuale di cui ella è titolare, sono disgiunte da quelle del fideiussore per l’importo garantito.

Va ricordato che un imprenditore, per poter essere ammesso a procedura fallimentare, deve possedere i seguenti requisiti:

  1. aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore ad euro trecentomila;
  2. aver realizzato, nei tre esercizi precedenti, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore ad euro duecentomila
  3. avere un ammontare di debiti anche non scaduti superiore ad euro cinquecentomila.

Anche ammesso che la ditta individuale di cui è titolare sua moglie fosse fallibile, la banca garantita da fideiussione presenterà domanda di insinuazione al passivo lasciato dal debitore principale (sua moglie), ma si rivolgerà sicuramente al fideiussore per escutere il debito residuo che emergesse dalla ripartizione di un eventuale attivo rispetto alla somma coperta da fideiussione.

Analogo discorso per quanto riguarda l’eventuale piano di rientro concordato da sua moglie con la banca garantita da fideiussione. Qualora il debitore principale non onorasse l’accordo, il creditore potrebbe procedere nei confronti del fideiussore per recuperare fino all’importo limite contrattualmente previsto dal contratto di fideiussione.

In alcune circostanze (sottoscrizione di un contratto di fideiussione a prima richiesta senza beneficio di escussione) il creditore può addirittura esigere dal fideiussore l’importo contrattualmente garantito senza che sia necessario neppure tentare di escutere il debitore principale.

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