Fideiussione prestata a favore del coniuge in regime di separazione dei beni a garanzia della banca creditrice

Mia moglie sta per chiudere una ditta individuale con diverse esposizioni debitorie: siamo sposati in separazione dei beni, viviamo in una casa di proprietà intestata solo a me, mia moglie non ha beni intestati.

La ditta individuale ha un conto corrente bancario per il quale ho prestato fideiussione al fine di ottenere una linea di credito; attualmente è una della posizioni da risanare.

Abbiamo proposto alla banca un accordo a saldo e stralcio del debito per il 50% con saldo in unica soluzione, ma è stata rifiutata: Il direttore ci ha riferito che attualmente non stanno valutando nessun tipo di proposta a saldo e stralcio ma ci propongono un piano di rientro con rata mensile da concordare.

La domanda è questa: nel caso si apra una procedura fallimentare per mia moglie, la fideiussione bancaria può essere motivo di coinvolgimento in una società di fatto per il sottoscritto? E qualora accettassimo la proposta del piano di rientro, le rate di questo piano verrebbero calcolate nella debitoria generale dal curatore?

Le sorti della posizione debitoria di sua moglie, anche a fronte di un eventuale fallimento della ditta individuale di cui ella è titolare, sono disgiunte da quelle del fideiussore per l’importo garantito.

Va ricordato che un imprenditore, per poter essere ammesso a procedura fallimentare, deve possedere i seguenti requisiti:

  1. aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore ad euro trecentomila;
  2. aver realizzato, nei tre esercizi precedenti, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore ad euro duecentomila
  3. avere un ammontare di debiti anche non scaduti superiore ad euro cinquecentomila.

Anche ammesso che la ditta individuale di cui è titolare sua moglie fosse fallibile, la banca garantita da fideiussione presenterà domanda di insinuazione al passivo lasciato dal debitore principale (sua moglie), ma si rivolgerà sicuramente al fideiussore per escutere il debito residuo che emergesse dalla ripartizione di un eventuale attivo rispetto alla somma coperta da fideiussione.

Analogo discorso per quanto riguarda l’eventuale piano di rientro concordato da sua moglie con la banca garantita da fideiussione. Qualora il debitore principale non onorasse l’accordo, il creditore potrebbe procedere nei confronti del fideiussore per recuperare fino all’importo limite contrattualmente previsto dal contratto di fideiussione.

In alcune circostanze (sottoscrizione di un contratto di fideiussione a prima richiesta senza beneficio di escussione) il creditore può addirittura esigere dal fideiussore l’importo contrattualmente garantito senza che sia necessario neppure tentare di escutere il debitore principale.

14 Ottobre 2020 · Ludmilla Karadzic

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