Ludmilla Karadzic

Per ricostruire la situazione dovrebbe partire dall’importo intimato alla data di notifica del titolo esecutivo, sottrarre le rate pagate successivamente alla data di notifica del titolo esecutivo, nonchè la somma liquidata al creditore pignorante da Poste Italiane al momento del licenziamento. Andrebbero poi aggiunti gli interessi legali che maturano sul capitale dovuto secondo le regole di ammortamento a rata costante. Copia del decreto ingiuntivo e copia del precetto a suo carico può reperirli anche presso la cancelleria del Tribunale decidente.

O, più semplicemente, potrebbe inviare alla finanziaria creditrice la richiesta formale (con raccomandata AR o posta certificata) del piano di rientro conseguente alla decisione giudiziale dell’importo mensile da assegnare al creditore procedente di un estratto conto cronologico della posizione debitoria attuale (il capitale ad oggi ancora dovuto) motivando la richiesta (per avere maggiori chances di ottenere la documentazione richiesta) con la comunicazione di aver preso in considerazione la possibilità di estinzione anticipata del debito.

Per quel che riguarda i rapporti con l’ex datore di lavoro (Poste Italiane) l’articolo 545 del codice di procedura civile stabilisce che le somme dovute da privati a titolo di indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito.

Poste Italiane, terzo pignorato, sembra aver adempiuto a tale obbligo consegnando, alla finanziaria creditrice che aveva, prima del licenziamento, avviato l’azione esecutiva di pignoramento verso terzi, un importo che asserisce essere stato pari ad un ottavo di quanto lei ancora doveva al momento del licenziamento (almeno in base a quanto lei riferisce). Ora, se 4.300 euro corrisponde ad un ottavo della debenza, effettivamente vuol dire che il debito residuo era pari (al momento del licenziamento) ad euro 34.400. Quasi sicuramente, c’è stato un errore materiale nel contenuto della comunicazione nel senso che, più probabilmente, la missiva intendeva notificarle che alla finanziaria creditrice era stato consegnato un quinto della somma che Poste Italiane doveva alla lavoratrice debitrice licenziata.

Un semplice contatto telefonico con gli uffici competente di Poste Italiane potrebbe contribuire a risolvere l’enigma.

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