Pignoramento dello stipendio: alla fine del rapporto il datore di lavoro è tenuto a liquidare al creditore pignorante un quinto del TFR o di altra indennità spettante al debitore


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Sono una ex dipendente PT con cessione, delega e pignoramento su stipendio, andata lo scorso anno 2019 in licenziamento con esodo incentivante, ho eliminato con il ricavato le due cessioni in busta paga e la mia amministrazione ha liquidato una parte del pignoramento su essa gravante.

Dopo mesi, leggendo la comunicazione della mia amministrazione, vedo che parte del pignoramento è stato dall’amministrazione liquidato in ragione di: un ottavo pari a quanto dovuto, ovvero circa 4.300 euro.

Ma se sul Verbale di Poste ove mi si dichiarava un Pignoramento da parte di Marte srl pari a 12.104,29 (che non mi convince giacchè nell’atto di pignoramento presso terzi mi si evidenziava una somma di euro 9.840,00 per titoli oltre a spese competenze di ingiunzione ed altro, e che sino all’epoca di licenziamento ho pagato circa 18 rate per un totale di poco oltre i 2000 euro), cosa dovrei ritornargli ancora, altri 32 mila euro?

Per farla breve e semplice, dato che vorrei capire, volevo quindi chiedervi per tagliare la testa al toro, se posso contattare la legale di Marte srl che mi ha fatto tutte le notifiche o la stessa Marte srl, oppure il tribunale, per avere il saldo giusto che ancora dovrei pagare.

Qual è la procedura corretta?

Un’ultima domanda per favore: nel caso in cui Risorse Umane PT avesse autorizzato una liquidazione per un ottavo di 32 mila euro, invece che della giusta rimanenza, posso chiedere i danni a Poste?

Per ricostruire la situazione dovrebbe partire dall’importo intimato alla data di notifica del titolo esecutivo, sottrarre le rate pagate successivamente alla data di notifica del titolo esecutivo, nonchè la somma liquidata al creditore pignorante da Poste Italiane al momento del licenziamento. Andrebbero poi aggiunti gli interessi legali che maturano sul capitale dovuto secondo le regole di ammortamento a rata costante. Copia del decreto ingiuntivo e copia del precetto a suo carico può reperirli anche presso la cancelleria del Tribunale decidente.

O, più semplicemente, potrebbe inviare alla finanziaria creditrice la richiesta formale (con raccomandata AR o posta certificata) del piano di rientro conseguente alla decisione giudiziale dell’importo mensile da assegnare al creditore procedente di un estratto conto cronologico della posizione debitoria attuale (il capitale ad oggi ancora dovuto) motivando la richiesta (per avere maggiori chances di ottenere la documentazione richiesta) con la comunicazione di aver preso in considerazione la possibilità di estinzione anticipata del debito.

Per quel che riguarda i rapporti con l’ex datore di lavoro (Poste Italiane) l’articolo 545 del codice di procedura civile stabilisce che le somme dovute da privati a titolo di indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito.

Poste Italiane, terzo pignorato, sembra aver adempiuto a tale obbligo consegnando, alla finanziaria creditrice che aveva, prima del licenziamento, avviato l’azione esecutiva di pignoramento verso terzi, un importo che asserisce essere stato pari ad un ottavo di quanto lei ancora doveva al momento del licenziamento (almeno in base a quanto lei riferisce). Ora, se 4.300 euro corrisponde ad un ottavo della debenza, effettivamente vuol dire che il debito residuo era pari (al momento del licenziamento) ad euro 34.400. Quasi sicuramente, c’è stato un errore materiale nel contenuto della comunicazione nel senso che, più probabilmente, la missiva intendeva notificarle che alla finanziaria creditrice era stato consegnato un quinto della somma che Poste Italiane doveva alla lavoratrice debitrice licenziata.

Un semplice contatto telefonico con gli uffici competente di Poste Italiane potrebbe contribuire a risolvere l’enigma.

5 Ottobre 2020 · Ludmilla Karadzic



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