Giovanni Napoletano

Deve chiedere innanzitutto la verifica del contatore alla società che fornisce energia elettrica: se il contatore risulta regolarmente funzionante, dovrà sostenere anche l’onere per la verifica tecnica effettuata.

Per quanto riguarda l’ipotizzato furto di energia, spetta sempre a lei dimostrare che i consumi sono imputabili a terzi, provando ad esempio la prolungata assenza dal luogo in cui è ubicata l’utenza.

Non solo, qualora venisse accertato presuntivamente l’impiego abusivo dell’energia da parte di terzi, l’intestatario del contratto di fornitura dovrà provare che il furto non è stato agevolato da condotte negligenti a lui imputabili, nonché di aver adottato idonee misure di controllo tese ad impedire, mediante l’uso della comune diligenza, la condotta illecita dei terzi.

In altre parole, l’intestatario del contratto di fornitura dovrà dimostrare che nessun altro aveva l’accesso al luogo in cui erano ubicati i possibili punti di attacco abusivo e, quindi, dovrà fornire la prova che l’uso abusivo della utenza è avvenuto per forza maggiore o caso fortuito.

Insomma, c’è poco da fare, se non pagare la bolletta e verificare che qualche elettrodomestico non sia difettoso in modo tale da assorbire una quantità abnorme di energia elettrica determinando il sovraconsumo.

Le indicazioni appena fornite sono state estratte dall’ordinanza 297/2020 della Suprema Corte di cassazione.

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