Patrizio Oliva

Il diesel, o gasolio, è un prodotto altamente inquinante che, quindi, in nessun caso può essere considerato green o utile per prendersi cura dell’ambiente: poggia su questa base la delibera dell’Antitrust, che ha inflitto all’Eni una sanzione da 5 milioni di euro per pubblicità ingannevole nella campagna relativa al carburante Eni Diesel+.

Una multa che ha colto di “sorpresa” il colosso petrolifero, convinto di aver agito correttamente e deciso a ricorrere al Tar del Lazio contro la sanzione.

Oggetto del contendere è l’articolata campagna pubblicitaria dell’Eni che, per far conoscere ai propri clienti il nuovo carburante, ottenuto miscelando un 85% di gasolio minerale con un 15% di prodotto di origine vegetale (o biodiesel), ha utilizzato il termine “green diesel” in modo complessivo, in sostanza, è il rilievo dell’Antitrust, “confondendo” il prodotto finale con la sua componente biodiesel.

Inoltre la compagnia ha utilizzato termini come “componente green” o “rinnovabile” e altri claim di tutela dell’ambiente, quali “Aiuta a proteggere l’ambiente e usandolo lo fai anche tu, grazie a una significativa riduzione delle emissioni”.

Contro questi messaggi si sono rivolti all’Antitrust le associazioni Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente, ma anche Transport and Environment, la federazione europea che raccoglie organizzazioni non governative che operano nel settore dei trasporti e dell’ambiente.

Ebbene, al termine di una lunga istruttoria corredata da diversi studi, analisi e ricerche, l’Autorità ha stabilito che i messaggi in questione (la cui diffusione è stata comunque interrotta dall’Eni, che si è impegnata a non utilizzare più la parola “green” in relazione ai carburanti) sono ingannevoli: non solo per l’attribuzione al prodotti di vanti ambientali che “sono risultati infondati”, ma anche per le caratteristiche del prodotto.

Secondo l’Antitrust, infatti, non è confermata la riduzione né delle emissioni gassose “fino al 40%” né di “Co2 del 5% in media” e nemmeno il risparmio sui consumi “fino al 4%”, in quanto parziali.

Immediata la replica dell’Eni, convinta di “aver presentato alcune decisive evidenze che confermano la correttezza metodologica e informativa della propria comunicazione commerciale”.

Tra queste, ha sottolineato “le proprietà assolutamente uniche sotto il profilo ambientale” della componente biodiesel Hvo utilizzata per il nuovo carburante, ma ha anche ribadito la correttezza dei risultati sulla riduzione delle emissioni.

Quanto ai rilievi sull’utilizzo del termine “green”, la compagnia definisce le argomentazioni dell’Antitrust “puramente semantiche”. Del tutto opposto, naturalmente, il commento delle associazioni dei consumatori: Codici dice “basta a chi inganna i consumatori” e ricorda che “sull’ambiente non si specula” e il Codacons considera la multa “giusta”.

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