Andrea Ricciardi

Per il passato, purtroppo, c’è poco da fare: i debiti contributivi ed erariali accumulati resteranno a suo carico per sempre, se non riesce a pagarli. Quello che può fare per limitare il danno è istruire le sue tre figlie ad esercitare immediatamente il diritto di rinuncia all’eredità in caso di scomparsa, di qui a cent’anni, della madre imprenditrice.

Anche sotto questa prospettiva, ma soprattutto per evitare espropriazioni immobiliari e mobiliari in vita, le conviene liberarsi di tutto ciò che eventualmente possiede, alienando o donando gli immobili e sperando che nel corso dei successivi cinque anni, il creditore esattoriale non proceda con azione revocatoria ordinaria dell’atto di disposizione patrimoniale della debitrice.

Per diminuire la possibilità di successo dell’azione revocatoria promossa dal creditore, le linee guida consigliano di vendere ad un estraneo, con passaggio del corrispettivo tracciabile (prima di utilizzarlo integralmente, ovviamente, una volta trasferito sul conto corrente della venditrice debitrice), ad un prezzo di mercato (possibilmente senza sconti) e ad un soggetto che non sia un professionista del commercio immobiliare, ma un acquirente intenzionato ad abitare nella casa acquistata.

Insomma, sono da escludere donazioni e compravendite endo familiari o ad agenzie immobiliari a prezzi stracciati: questi atti di compravendita si revocano con la massima facilità, facendo ritornare la debitrice nella situazione di partenza antecedente la sottoscrizione dell’atto.

Lo stesso discorso vale per la casa eventualmente di proprietà in cui lei vive con le tre figlie: è pur vero che la casa di abitazione della debitrice è impignorabile per debiti esattoriali, ma è anche vero che sull’immobile l’Agenzia delle Entrate Riscossione può iscrivere ipoteca, che la casa cade comunque in successione, che con l’ipoteca sarà possibile alienarla, in futuro (anche da parte di un erede accettante che nella casa andasse a risiedere) solo al netto del debito esattoriale accumulato e che le tre figlie dovranno, per quanto detto, rinunciare all’eredità.

I conti correnti della debitrice andranno chiusi: è chiaro che ciò comporterebbe problemi per l’attività, ma di questo aspetto discuteremo più avanti.

Dunque, dicevamo, la debitrice non deve essere intestataria di conti correnti. Invece, potrà, ad esempio acquisire delega ad operare e disporre su un qualsiasi conto corrente intestato ad una delle figlie (o ad un parente se le figlie sono ancora tutte minorenni). Ciò è chiaro non risolve ancora il problema imprenditoriale.

Per continuare a condurre l’attività imprenditoriale, è necessario costituire, per il futuro, una società a responsabilità limitata, anche unipersonale o semplificata. Ci saranno dei costi per la costituzione e per la tenuta delle scritture contabili da parte del commercialista, ovvio. Ma questi effetti indesiderati sono ampiamente compensati dalla tranquillità della separazione delle obbligazioni aziendali da quelle del socio o dei soci.

In altre parole, il socio, o i soci, della srl andranno avanti pagando il dovuto in tasse e contributi se ci saranno lavoro ed entrate sufficienti, oltre ai proventi necessari alla sopravvivenza. Alla fine, fra qualche anno, qualora l’attività continuasse a non generare utili, con la liquidazione della srl i soci sarebbero obbligati, a fronte di debiti contributivi ed erariali accumulati eventualmente dalla srl (ma anche per quel che attiene i debiti contratti dalla srl con i fornitori), a rifondere solo il corrispettivo eventualmente ottenuto in fase di liquidazione. E, come lei ben sa, per esperienza diretta, non si tratta di poco.

Tornando al conto corrente, la srl avrà un proprio conto corrente diverso dai conti correnti personali di ciascun socio e separato da essi. Un creditore della srl non potrà aggredire il conto corrente del socio della srl.

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