Recupero crediti INPS sugli arretrati di pensione tramite compensazione – L’indebito di condotta

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Sono vedova da 4 mesi e percepisco pensione ai superstiti di euro 513: mio marito nel 2012, aveva prelevato dal c/c di sua madre, appena deceduta, una somma riguardante arretrati di invalidità e di accompagno della stessa. Naturalmente l’INPS ha preteso la restituzione dell’intero importo, ma non ha mai potuto rivalersi su nulla. Nel 2018, però, mio marito poi deceduto causa leucemia, ricevette arretrati di accompagnamento per un totale di 2067 euro, interamente recuperato dall’INPS. Essendo l’unica fonte di reddito mia e di mio marito, è normale l’atto dell’inps

I cosiddetti indebiti pensionistici riguardano anche, come nella fattispecie, gli eventuali eredi del pensionato, che portano a termine l’appropriazione indebita in quanto legittimati ad operare sul conto corrente del beneficiario: in particolare, l’appropriazione indebita, da parte di suo marito, di somme accreditate, ma non spettanti alla madre, che avrebbero dovuto essere restituite all’INPS – sono connesse ad un comportamento intenzionalmente commissivo dell’erede, da cui è conseguito, per quest’ultimo, un illecito arricchimento.

Le peculiarità di tali tipologie di indebiti, denominati di condotta, sono state tenute in considerazione dal legislatore che, nel dettare la disciplina applicabile per il recupero dell’indebito, ha esplicitamente escluso l’applicazione di disposizioni di favore, come la rateizzazione della restituzione dell’indebito.

Per gli indebiti di condotta, infatti, la normativa vigente prevede che il recupero possa essere effettuato in un’unica soluzione attraverso compensazione (qualora il debitore sia un pensionato) con un’unica trattenuta sulle prestazioni a lui spettanti, laddove la capienza consenta di estinguere l’indebito nella sua interezza. In pratica, proprio come è legittimamente avvenuto.

14 Agosto 2019 · Tullio Solinas

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