"My car-no cost"? Fine del sogno dell'auto a costo zero: clienti mai rimborsati - La Guardia di Finanza interviene e sequestra tutto

Sottoscrivendomi al servizio "My Car-No Cost", molto pubblicizzato negli ultimi mesi, ho acquistato un'auto, per il valore di 30 mila euro, di colore bianco (come richiesto per inserire la pubblicità), a rate, con la promessa che mi sarebbero state rimborsate in toto, a parte alcune spese fisse da onerare.

In cambio avrei dovuto provvedere ogni mese ad inserire la pubblicità sul mio mezzo e a postare foto sui social.

In realtà, la società dopo un certo periodo ha smesso di rimborsarmi.

Ho denunciato già tutto alle autorità, ma ancora non ho saputo nulla.

C'è qualche aggiornamento?

Ne avevamo già parlato qui, dei dubbi in merito all'azienda, denominata come "My Car-No Cost", che prometteva, a fronte di una spesa minima, di far acquistare ai contraenti un'auto quasi a costo zero, in cambio di servizi pubblicitari (sul veicolo) e messaggi promozionali sui social.

Ma oltre alle discutibili domande che ci ponevamo, si è scoperto che non era nient'altro che una truffa bella e buona.

Infatti, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, dopo le indagini iniziate l'anno scorso, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo avente ad oggetto disponibilità finanziarie e immobili per un valore di quasi 3 milioni di euro, emesso nei confronti dell'ideatore dell'offerta commerciale ‘My Car - No Cost'.

L'imprenditore, indagato per evasione fiscale, truffa e autoriciclaggio, proponeva la sottoscrizione di contratti con cui privati o imprese si impegnavano ad acquistare autovetture di colore bianco sulle cui fiancate sarebbero stati applicati messaggi pubblicitari – nonostante il Codice della Strada vieti espressamente l'utilizzo dei mezzi per pubblicità a titolo oneroso – e a pagare circa 7.000 euro per servizi aggiuntivi mai corrisposti.

A fronte di ciò, la società avrebbe provveduto a corrispondere al contraente 60 rate mensili di importo variabile tra i 340 e i 440 euro, quale rimborso del prezzo di acquisto del veicolo, nonché una quota delle spese per carburante e assicurazione.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno tratto origine da segnalazioni operate dagli acquirenti allorquando, dalla fine del 2018, all'aumentare dei sottoscrittori dei contratti, la società non ha più proceduto ai rimborsi.

Nel corso degli approfondimenti investigativi, i Finanzieri del II Gruppo Tutela Entrate del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno ricostruito un giro d'affari di circa 15 milioni di euro nel triennio 2016-2018, periodo in cui l'impresa ha evaso, attraverso la presentazione di dichiarazioni riportati dati non veritieri, circa 3 milioni di IVA, importo sottoposto a sequestro.

Inoltre, nello stesso periodo, utilizzando parte del denaro così illegittimamente ottenuto, l'imprenditore ha acquistato, tramite altra società, immobili per circa 1,3 milioni di euro.

8 novembre 2019 · Giovanni Napoletano

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