Auto No-cost con annunci pubblicitari – Si risparmia davvero? E poi occhio alle multe

Ho letto di un’interessante offerta, auto no-cost, dove è scritto che è possibile usufruire di un’autovettura, esclusivamente pagando una rata di 290 euro al mese (poi rimborsata dall’azienda), esponendo sul veicolo delle grafiche pubblicitarie.

Bisognerebbe poi condividere foto sui social ed il gioco è fatto.

Mi sembra troppo bello per essere vero.

Dov’è la fregatura?

Negli ultimi anni sta spopolando, sul web e non solo, un’opportunità per usufruire gratuitamente di un veicolo, e addirittura poterci guadagnare, girando con il mezzo tappezzato di annunci pubblicitari: parliamo di auto no-cost, l’ultima moda del momento.

Ma attenzione, ci sono dei cavilli da non sottovalutare che non rendono del tutto effettivo il risparmio: per non parlare poi di alcune sanzioni per infrazione al codice della strada a cui si potrebbe venire incontro.

Vediamo di approfondire la questione.

Il fenomeno del “carvertising, o meglio usare l’auto di proprietà come cartello pubblicitario su ruote, è proposto da un numero sempre maggiore di aziende che promettono soldi facili.

Per cominciare, va detto che in Italia la pubblicità mobile su veicoli sia strettamente regolamentata dal Codice della Strada e permessa solo in specifiche situazioni.

Ma comunque, chi non vorrebbe un’auto pagata interamente (o quasi) da un’azienda che chiede solo un po’ di spazio sull’auto per farsi pubblicità?

In fondo se l’auto è mia e l’ho già comprata è ancora meglio poiché, al netto delle spese che sarei costretto a sostenere secondo gli accordi, il resto che mi rimarrebbe in tasca sarebbe tutto guadagno.

Facile, vero?

E’ così che molte aziende prospettano ai potenziali clienti il sogno della pubblicità mobile sulle auto.

Peccato che, se non si finisce per rimetterci soldi, si rischia anche una salata multa quando si fa pubblicità per conto terzi.

Il rischio più frequente di finire nel raggiro del carvertising è legato alla pratica delle organizzazioni piramidali, che chiedono una quota iniziale per iniziare a guadagnare, una pratica vietata in Italia, che porta alla chiusura dell’azienda quando scoperta dalle autorità.

Ma mettiamo che non sia questo il caso e ci salta in mente la bizzarra idea di comprare un’auto nuova pagata da una concessionaria che si impegna a coprire le rate e a rimborsarci una quota mensile in cambio di poche e sorvolabili (apparentemente) condizioni contrattuali.

Prima di parlare del contratto, che di solito si è spinti a leggere frettolosamente, vediamo cosa dice la legge sulla possibilità di guadagnare facendo la pubblicità con la propria auto, a prescindere se l’abbiate già comprata o sia un soggetto terzo a pagare le rate per voi.

Secondo il Codice della Strada, sono pochi i soggetti autorizzati a fare pubblicità sul un veicolo e nei casi in cui poi questo soggetto è autorizzato entrano in gioco le disposizioni comunali.

E’ infatti il Comune l’ente al quale bisogna versare un’imposta al pari di un esercizio pubblico che paga per esporre l’insegna fuori al proprio negozio.

Proprio in merito alla pubblicità sulle strade e sui veicoli, l’articolo 23 del Codice della Strada chiarisce che l’apposizione sui veicoli di pubblicità non luminosa e’ consentita, salvo quanto previsto ai successivi commi 3 e 4, unicamente se non effettuata per conto terzi a titolo oneroso e se realizzata senza creare sporgenze rispetto alla superficie del veicolo. Sulle autovetture ad uso privato e’ consentita unicamente l’apposizione del marchio e della ragione sociale della ditta cui appartiene il veicolo.

Questo significa che solo le auto aziendali possono circolare con decalcomanie, loghi o scritte relativi all’attività svolta dall’azienda proprietaria dei veicoli.

La tassa dovuta poi dipende dalle dimensioni delle pubblicità sull’auto e stabilità dalle amministrazioni locali.

Nei casi in cui un privato invece viene sorpreso a infrangere questa regolala multa è di 422 euro.

Passiamo poi, al contratto.

Molte aziende continuano a proporre ad utenti privati forme di pubblicità proponendo locazioni o acquisto di auto nuove ad uso pubblicitario o con forme contrattuali più varie per provare a fregare la legge.

Occhio, poiché oltre alla quota iniziale che l’utente è chiamato a coprire (la caparra), si espone ad una serie di costi e rischi più o meno alti.

Intanto la scelta dell’auto è quasi sempre limitata a un cerchio ristretto di modelli presso una concessionaria indicata e il colore è quasi sempre il bianco.

Ma se sul colore si pensa di poter chiudere un occhio, bisogna prestare molta attenzione sugli obblighi inclusi nel contratto che vanno da un numero di post facebook settimanali a un numero di chilometri minimo da percorrere, e mantenere sempre pulita l’auto.

Ancora non soddisfatti?

Ok, allora va detto che bisogna farsi carico delle spese di riallestimento e ripristino della pubblicità sull’auto nei casi in cui l’azienda vende la pubblicità sulla vostra auto a un cliente diverso rispetto al precedente.

Ma c’è anche il rischio di perdere l’auto (che l’azienda ha promesso di pagare in parte o interamente) nei casi in cui lo spazio pubblicitario sull’auto che state guidando resti vuoto.

Se l’azienda non ha clienti interessati a farsi pubblicità potreste essere chiamati a coprire le rate del finanziamento in prima persona (un finanziamento che con ogni probabilità non siete voi a scegliere) oppure l’azienda potrebbe rilevare l’auto lasciandovi con un pugno di mosche.

Come sempre, non è tutto oro quel che luccica.

5 Marzo 2019 · Giovanni Napoletano

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