Crack banche venete - A quando gli indennizzi per i risparmiatori?

Sono stato coinvolto nel crack delle banche venete, e come risparmiatore ed investitore, ho perso quasi tutto il denaro che avevo conservato per anni.

Si è parlato di rimborsi ed indennizzi, ma ancora non si è visto nulla di concreto.

A che punto siamo?

Nei prossimi giorni delle associazioni della Cabina di Regia tra cui Consumatori Attivi per il Fvg, assieme ad Adusbef, Casa del Consumatore, Codacons, Consumatori Attivi, Ezzelino da Onara, Movimento risparmiatori traditi, Per Veneto Banca, Unione Nazionale Consumatori, incontreranno a Bruxelles la Commissaria UE per la Concorrenza Vestager.

Si tratta di un momento centrale per l'istituzione di un fondo che possa veramente restituire il maltolto ai risparmiatori traditi.

Un lavoro durato anni ha portato ad affermare un principio, e cioè che un Fondo possa indennizzare chi si è trovato coinvolto nei gravi dissesti delle banche dell'Italia Centrale e delle Banche Venete.

Dopo una legge di bilancio 145/18 che istituiva un Fondo in palese violazione della normativa europea e nazionale è stato pubblicato il 30 aprile, grazie ad un grande lavoro di mediazione con il Governo, il decreto legge 34/19 che istituisce il doppio binario fissando però degli stringenti limiti agli indennizzi.

Viene previsto un indennizzo pari al 30% del prezzo pagato per l'acquisto delle azioni azzerate oltre agli oneri finanziari ed un indennizzo pari al 95% per gli obbligazionisti subordinati azzerati.

Viene anche posto il limite di 100.000 euro all'indennizzo che il risparmiatore può ricevere.

Troppo poco, soprattutto se la porcedura per ottenere l'indennizzo prevede un accertamento delle violazioni.

Già il doppio binario previsto per gli obbligazionisti delle quattro banche centrali per l'accesso al fondo prevedeva la possibilità di ottenere il ristoro pari al 100% di quanto perduto a coloro che affrontavano il vaglio di un arbitro.

Il medesimo principio deve essere previsto anche per il Fondo indennizzo risparmiatori che si prefigge lo stesso scopo.

Le associazioni dei risparmiatori, quindi, chiedono risposte alla Vestager sull'indennizzo pari al 100% di quanto perduto calcolato, però, sul prezzo di acquisto dei titoli ma maggiorato di interessi e rivalutazione monetaria.

L'attenzione va paraltro anche sulle fasce più deboli, sugli anziani che da anni avevano depositato i loro risparmi nelle banche andate in default acqusitando azioni o obbligazioni poi rivelatesi carta straccia e non avendo ora più risorse per pagare spese mediche o di assistenza, sulle persone economicamente più svantaggiate, sugli indebitati a causa dell'azzeramento dei risparmi e su tutti coloro che hanno subito condotte fin troppo note all'interno degli istituti e non solo ma nascoste a chi in quegli istituti credeva.

Falsi prospetti, aggiotaggio, false informazioni, profili mifid artatamente alterati e molto altro hanno èpermesso che intere economie del territorio venissero azzerate. Quanto emergerà in Europa verrà immediatamente portato ad un incontro che chiediamo sia con il Governo nonchè con tutte le forze politiche oggi impegnate nella discussione degli emendamenti alla norma sul Fondo.

Non può essere che i risparmiatori traditi che si trovano ad aver perso i loro soldi in banche, nevralgiche per l'economia di interi territori, poste da norme dello stato in liquidazione svendendo i loro patrimoni, debbano continuare ad accontentarsi di indennizzi parziali.

Per loro oltre al fondo alimentato da soldi derivanti dai rapporti dormienti, e quindi non dalla fiscalità generale, le possibilità di riottenere il maltolto sono quasi nulle non essendoci più le banche.

Si chiede dunque che velocemente si converta il decreto legge prevedendo che l'indennizzo possa giungere al 100% in caso di accertamento arbitrale e che gli indennizzi parziali vengano considerati quali acconti senza la soglia dei 100.000 €.

All'Europa dopo il caso Tercas, quattro banche e svendita degli NPL viene chiesto un atto di responsabilità.

24 maggio 2019 · Patrizio Oliva

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