DOMANDA
Vorrei riallacciarmi alla discussione di ieri: faccio l’esempio della mia situazione in busta paga, ho una retribuzione lorda di euro 1900,00 compresa l’indennità di amministrazione e bonus fiscale di 80,00, delle trattenute previdenziali e fiscali di 480,00, sul mio stipendio gravano una cessione volontaria 1/5 di 270,00 un prestito delega di 430,00 e degli assegni di mantenimento per mia figlia di 250,00. hanno considerato un netto su cui calcolare il pignoramento di euro 1420,00, di conseguenza mi hanno trattenuto 284,00. Il giudice di esecuzione ha ordinato al terzo pignorato di NON considerare le CESSIONI VOLONTARIE.
E’ corretto il conteggio che hanno effettuato? Io non posso fare nulla per cercare di prendere almeno la metà dello stipendio?
RISPOSTA
Lei percepisce uno stipendio lordo di 1900 euro che, al netto degli oneri fiscali e previdenziali per 480 euro, arriva appunto a euro 1420. Sul netto va calcolata la quota pignorabile del quinto, e cioè 284 euro. Il conteggio è corretto e lei, purtroppo, dovrà rassegnarsi.
La cessione del quinto e il pignoramento azionato arrivano ad impegnare il 40% della retribuzione e, dunque, comunque eccedono la metà dello stipendio. Il problema è costituito dal prestito delega e, soprattutto, dalla ritenuta diretta dell’assegno alimentare che non contano nel calcolo del pignoramento attuale. Un eventuale pregresso pignoramento dello stipendio per inadempimento avrebbe potuto aggiustare le cose.
Se ad esempio, il coniuge affidatario di sua figlia le avesse pignorato l’importo di 250 euro assegnato al mantenimento, a seguito di un suo ipotetico inadempimento, oggi il prelievo sarebbe stato di soli 190 euro. Ed infatti 190 (prelievo corrente) + 270 (cessione) + 250 (pignoramento per crediti alimentari) = 710 euro che equivale alla metà dello stipendio netto (di 1420 euro).
Ma il giudice, a suo tempo, ordinò la trattenuta diretta.